La bandiera adorna di stelle

Puntata #1

di Ugo Polli

Senza titolo – Chiara Casetta

L’automobile a stelle e strisce arrancava su per la salita, fra due file ininterrotte di alberi. Lo stretto sentiero era quasi impraticabile e le grosse ruote di legno sobbalzavano ad ogni sasso. Paul Rogers, Sergente America, vide una radura poco più avanti e si rivolse al guidatore.
– Fra poco dovremmo esserci. È ora di indossare i paramenti.
– Agli ordini, Sergente – disse Jack, la Recluta.
– Quella radura andrà bene.
Il guidatore iniziò a tirare a sé le redini e i cavalli rallentarono, per poi fermarsi nello spiazzo fra gli alberi. Nessuno era in vista: d’altra parte non avevano incontrato anima viva lungo tutta la strada.
Paul aprì il bagagliaio, recuperò i paramenti e li dispose sullo scudo cerchiato. Entrambi gli uomini misero un ginocchio a terra, chinarono il capo e si raccolsero in meditazione.
Secondo il rituale, Paul disse – O Capitano, Mio Capitano: nel Tuo Nome indossiamo ancora una volta le Sacre Vesti. Concedici i Tuoi Poteri e la Tua Benedizione, affinché noi si possa lottare per la Libertà e per la Verità, sino al nostro ultimo respiro. Torna presto fra noi e portaci in America.
– Portaci in America – gli fece eco Jack, alzandosi in piedi e portando a sua volta il pugno destro al cuore.
In silenzio, con movimenti lenti e precisi, i due uomini indossarono la mascherina e il costume a stelle e strisce. Con un inchino Paul raccolse lo Scudo e lo ripose nel bagagliaio.
Salirono nuovamente a bordo; la Recluta spronò i cavalli e ripresero il cammino.

– Non è certo un posto affollato, questo – disse Jack, guardandosi attorno mentre teneva le redini. Paul lo guardò. Quindici anni, diciassette al massimo: era spaventato.
– È la tua prima Missione?
– Beh, sì. Prenderò i Voti Definitivi la prossima settimana, se il Capitano vorrà.
– E non sei mai uscito dalla Caserma, finora?
– No, Sergente.
– Allora innanzitutto mantieni la calma – disse Paul, paziente – Abbiamo ricevuto una Chiamata da un villaggio di provata fedeltà alla Causa. Non corriamo alcun pericolo e nessuno ci farà alcun male.
– Non ne dubito, Sergente. In ogni caso non mi spaventa il pericolo – Jack si affrettò ad aggiungere.
Paul non ne era così sicuro. Alla veneranda età di quarant’anni aveva visto Reclute fuggire a gambe levate alla prima difficoltà, altre affrontare il nemico senza indietreggiare, altre ancora combinare un casino dietro l’altro. Impossibile prevedere come avrebbero reagito. Però erano spaventate. Tutte.

Puntata #2

Senza titolo – Chiara Casetta

– Dicono che lei sia arrivato a poche leghe dai Bastioni di Milano, una volta – disse il ragazzino.
– È una vecchia storia. Chi te l’ha detto?
– Il Comandante. Davvero li ha visti?
Paul sorrise. Aveva visto la Città dei Cittadini da lontano, sì. Aveva visto mezzi volanti che si avvicinavano per atterrare e aveva visto le Porte, dalle quali nessun Cittadino (o quasi) usciva mai e che nessun Estraneo poteva attraversare. Aveva sentito sotto di sé la terra tremare a causa dell’incessante traffico sulla monorotaia sotterranea MegaTav che collegava Milano a Roma e a favolose città straniere di cui neppure conosceva il nome: e aveva visto Cittadini Improduttivi espulsi dalle Porte della Città, lasciati alla mercé degli sciacalli che, a rischio della vita, si aggiravano intorno alle Porte per attenderli e depredarli.
Aveva visto tutto questo e anche molto altro. E non aveva mai voglia di parlarne. Solo la sua infinita Fede nel Capitano gli aveva consentito di tirare avanti. Almeno fino al momento in cui l’aveva persa.
– Portaci in America – bisbigliò soprappensiero.
La Recluta rispose prontamente. – Torna presto e portaci in America.
Ragazzini cenciosi li avvistarono appena fuori dal villaggio noto come Serravalle e scortarono l’auto fendendo la folla (un centinaio di persone) che si accalcava lungo la strada principale, fra gli edifici diroccati. Paul si guardò intorno e vide miseria e disperazione. Fame, soprattutto. Le frequenti scorrerie dei briganti e le gabelle imposte dai vari signorotti locali non lasciavano a questa gente molto di cui vivere. La Milizia locale era schierata, pochi uomini armati di forconi, archi e frecce. Pochi, magri e non certo temibili. Come d’abitudine il Sergente era in piedi sul cofano: salutava sorridendo e distribuiva biscotti, lo Scudo in mano.
Jack fermò il mezzo davanti all’edificio meglio conservato, dove un miserabile vestito a festa attendeva compito. Quando Paul scese dal cofano tutti posero un ginocchio a terra e portarono il pugno destro al cuore.
– Fratelli, compagni, popolo di Serravalle – declamò, innalzando lo Scudo – La vostra Chiamata non è rimasta inascoltata. Il Capitano ci ha inviato per ristabilire l’Ordine e la Giustizia e per garantire la vostra Libertà. Lunga vita al Capitano!
– Lunga vita! – risposero in coro i fedeli, alzandosi in piedi. Con un inchino il miserabile meglio vestito si avvicinò a Paul e Jack.
– È un grande onore per noi ricevere due valorosi Emissari del Capitano, sempre sia lodato il Suo nome. Abbiamo pregato molto per questo: le nostre preghiere sono state esaudite e…
– Sempre il Capitano esaudisce le preghiere dei puri di cuore e dei bisognosi, tagliò corto Paul, che iniziava ad essere stufo dei convenevoli. – Ora vi pregherei di mostrarci la Sala delle Funzioni.
– Da questa parte, Sergente, disse l’ometto indicando l’ingresso dell’edificio e precedendoli all’interno. Paul guardò in alto. Sotto la scritta “Sala delle Funzioni” si intravedeva l’antico nome del locale: “Cinema Excelsior”.

Puntata #3

Senza titolo – Chiara Casetta

O beautiful for spacious skies,
For amber waves of grain,
For purple mountain majesties
Above the fruited plain!

America the Beautiful”, eseguita dal coro dei pochi bambini del villaggio, risuonava nella sala gremita. I fedeli, tutti pressoché analfabeti ad eccezione del Sergente e della Recluta, avevano solo una vaga idea del significato del testo: il reale contenuto del brano, infatti, era noto soltanto agli iniziati. Tutti, bambini inclusi, si limitavano a cantare ciò che avevano imparato sin da piccoli, sapendo vagamente che quei suoni e quelle strane parole esaltavano, in una lingua antica e misteriosa, le meraviglie della Terra Promessa dal Capitano: i cieli infiniti, le invalicabili montagne, l’infinita libertà.

America! America!
God shed His grace on thee,
And crown thy good with brotherhood
From sea to shining sea!

Paul entrò in scena al termine dell’ultima strofa. La cerimonia era stata officiata sino a quel punto da Jack: al Sergente, secondo la tradizione, spettavano il Credo, le Letture e l’Omelia finale.
Molte candele illuminavano la sala, conferendole un aspetto decisamente lugubre. Posò il Libro sul leggio: alle sue spalle si stagliavano grandi ritratti del Capitano che accarezzava bambini, combatteva nemici e proteggeva fanciulle da orribili insidie.
– Noi tutti crediamo che l’America sia il luogo da cui proviene il Capitano. Egli è venuto a noi per liberarci dal timore e dalla disperazione, dalla viltà e dalla rassegnazione, per condurci là dove i cieli sono spaziosi e la terra è fertile e ricca di messi. Egli si è immolato per noi, respingendo le oscene tentazioni del Teschio Rosso e scegliendo di ritirarsi in mezzo ai ghiacci eterni. Da quegli stessi ghiacci risorgerà per condurre il suo popolo in America. Questo noi tutti crediamo.
– Questo noi tutti crediamo, risposero i presenti.
– Dalla seconda lettera di Chuck Norris a San Nick Fury.
In silenzio ognuno alzò due dita in segno di vittoria.
– Caro Nick, in quel Tempo travagliato viveva un uomo che aveva perso tutto. Aveva assistito al Crollo delle Due Torri; aveva assistito al Crollo della Borsa; aveva assistito al Crollo dei suoi Ideali. Aveva quindi perduto i propri Ideali, le proprie Torri e anche la propria Borsa.
Intorno a sé egli vedeva soltanto Morte e Disperazione, Lutto e Tragedia: e anche Cinismo e Arroganza.
Fece una pausa per verificare la reazione dell’uditorio. Non conoscevano il passo e pendevano dalle sue labbra.
– L’uomo invocò il suo Dio, chiedendogli perché lo avesse abbandonato e quale fosse il significato della sua Sofferenza. Tuttavia, nessuno rispondeva. Un giorno, mentre si aggirava fra macerie e si cibava di pane raffermo, un Guerriero vestito di Blu gli si rivolse. – Tu invochi il tuo Dio e gli domandi ragione della tua Sofferenza. Ma Egli non può risponderti, poiché in verità Egli non esiste.
– Chi sei tu per sostenere che il mio Signore non esiste? – chiese l’uomo, urtato da quelle parole.
– Io sono il Tuo Capitano e ti dico che esiste una via per la Redenzione di questo mondo malato. Confida in me e ti porterò in America.
– Perché, o Capitano, dovrei confidare in Te? Io non ho mai confidato in nessuno, se non nel Signore mio Dio.
– Vedi dove ti ha condotto la tua fede? Ha forse il tuo Dio impedito la caduta delle Torri o della Borsa? L’antico mondo si è dissolto e il Tuo Dio non risponde alle tue preghiere. Segui me, invece, e io ti prometto avventure meravigliose e straordinarie ricompense.
– Come puoi promettermi tutto ciò? Sei forse un Re?
– Il mio Regno non è di questa terra: il mio Regno si chiama America, Terra dei Liberi, Casa dei Coraggiosi. Quello è il Luogo al quale, in verità, anche tu appartieni.
Allora l’uomo decise di seguirlo: e da allora fu per sempre la Sua ombra e il Suo braccio destro, sotto la Bandiera Adorna di Stelle.
Quell’uomo, caro Nick, ero io.
Parola di Chuck Norris, concluse Paul.
– Sia Lode al Capitano, risposero i fedeli, portando il pugno al cuore.
– Qual è il significato di questa testimonianza? – chiese Paul all’uditorio. Occhi privi di luce, istupiditi dalla fatica e dall’ignoranza, lo fissavano. Nessuno fiatava. Alzò la voce – La Sofferenza non è fine a sé stessa. Ognuno di noi assiste al Crollo di ciò in cui crede. Ognuno di noi soffre per la fame, per la miseria, per l’incertezza. Tuttavia, se scegliamo il Capitano, tutto ciò ha uno scopo e una ricompensa. Un Fine Ultimo. Il Capitano, dalla sua bara di ghiaccio su al Polo Nord, ci vede tutti. Ci giudica. Ci AMA. E presto, oh molto presto, verrà il Giorno in cui Egli tornerà tra noi, il Giorno in cui saremo chiamati e giudicati, i vivi e i morti. Verrà il Capitano e ci porterà in America. Lunga vita al Capitano!
– Lunga Vita! – La folla esplose. La gente si abbracciava, alcuni salutavano con due dita alzate, altri portavano il pugno al cuore.
– Portaci in America!
Le note di America the Beautiful risuonarono nuovamente. Paul si allontanò dal palco, salutando e volgendo il viso per nascondere le lacrime.

Puntata #4

Senza titolo – Chiara Casetta

– Va tutto bene, Sergente? – gli chiese la Recluta dopo la Funzione, assicurandosi che nessun fedele potesse ascoltarli.
– Io… sì, tutto bene. Temo di essermi lasciato trasportare un po’.
– Sono tutti come impazziti, Sergente. Attendevano da tempo di ascoltare queste parole.
– Tutti noi desideriamo ascoltare parole come queste. Ciò che è davvero difficile è dirle.
Il sindaco si avvicinò. – È giunto il momento di parlare del motivo della Chiamata, Sergente.
– So di cosa si tratta. Mostratemi dove si trova.
– Seguitemi.
Attraversarono due ali di folla muta e reverente. Al passaggio del Sergente e della Recluta i più vicini si inginocchiavano, protendendo le mani per toccare lo Scudo. Si fermarono davanti ad un edificio malconcio. Due guardie armate di bastoni sorvegliavano l’entrata.
– È lì dentro – disse il Sindaco – È arrivato una settimana fa. Ha iniziato a sproloquiare e a bestemmiare, sostenendo che aveva le prove, che era tutta una buffonata, una montatura, che non esisteva nessun Capitano, che si trattava di un personaggio…
– Ho capito. Lasciate che me ne occupi io.
Il sindaco chinò la testa.


Paul spalancò il portone, superando le due guardie. La stanza era grande e buia. Una palestra. In fondo, di fronte alla porta, una figura vestita di blu era crocifissa al quadro svedese. Il Costume era lacero e insanguinato: il volto tumefatto, un occhio quasi chiuso da un ematoma. Chiazze di sangue rappreso sul pavimento. Di fronte a lui una sedia e un tavolo. Sul tavolo alcuni attrezzi da tortura. Paul si sedette di fronte al prigioniero.
– Ciao, Frank.
Frank Rogers, Sergente America, sollevò la testa, con fatica. Lo guardò.
– Hanno mandato te, dunque. Immagino che sia una scelta corretta, tutto considerato.
– Immagino di sì – disse Paul, senza aggiungere altro.
L’uomo chinò nuovamente il capo. Paul attese.
– Sono tutte balle, Paul. Il Capitano, la bara tra i ghiacci, Portaci in America, la Bandiera, le Stelle! Ci hanno raccontato balle per tutta la vita. Ci hanno addestrato sin da piccoli, ci hanno indottrinato, ci hanno mandato in giro a diffonderle vestiti da pagliacci. A creare un seguito. La cosa grave è che ci credevano anche loro. Loro, e quelli prima di loro. E quelli prima ancora. E ancora, e ancora e…
La voce di Frank si ruppe. Vi fu un altro silenzio.
– Come puoi dire questo, Frank? Come fai ad esserne sicuro? Come puoi aver rinnegato tutto ciò in cui credevi?
Frank non lo ascoltava.
– Portaci in America! Sai che esiste veramente, l’America? Non è un luogo mistico e spirituale, sai: è un continente. Sta al di là delle acque. E non è il Paradiso, Paul. È un deserto avvelenato da una cosa che chiamano Radiazione. Le città sono in rovina, come qua: solo, là non c’è Milano, non c’è Roma, non c’è Berlino, non c’è la MegaTav: NON C’E’ UN CAZZO! Non un animale, Paul: non un essere umano o un edificio. È un cimitero, una tomba a cielo aperto. Eccola, la tua America.
– Io ti sono amico, Frank. Sono qui per aiutarti. Chi ti ha messo in testa queste sciocchezze?
L’uomo sputò sangue. – Ero in missione nei dintorni di Roma, da solo. Mi sono avvicinato alle Porte: volevo vedere la Città, le macchine volanti, tutta quella roba. Avevo nascosto i cavalli e la vettura: ho seguito un sentiero nella foresta e l’ho vista, in lontananza. Le Mura, altissime. Le Porte. Il Fiume. Era una visione incredibile. Poi ho sentito un rumore dietro di me. Mi sono voltato. Si trattava di un Cittadino Improduttivo, uno di quelli che vengono cacciati dalla Città.
– Non sarai stato ad ascoltarlo, spero.
– Non abbiamo discusso. Era gracile e macilento. Ha cercato di colpirmi, prima con una pietra, poi con un bastone. Ho dovuto difendermi.
– E l’hai ucciso.
– Sì. Ho frugato nelle sue tasche e ho trovato…quella cosa lì.
Paul si volse verso il tavolino e sentì qualcosa morire dentro di sé. Non c’era dunque alcuna via d’uscita. Frank si riferiva a un piccolo oggetto piatto, una specie di minuscolo specchio.
– Credo si chiami padcom, così dice la scritta sul retro. Non è uno specchio, sai. Funziona grazie al potere del Sole. Serve a comunicare, grazie ad altri oggetti che si trovano in cielo e si chiamano satelliti. Sembra che ogni Cittadino ne abbia uno. Lo usano per chiamarsi a distanza, per parlare, per scrivere. Lo usano soprattutto per cercare informazioni. C’è una grande biblioteca, accessibile a tutti i Cittadini: dentro ci sono tutte le informazioni che puoi desiderare, su qualsiasi argomento, su qualsiasi periodo storico, su qualsiasi personaggio.
– E tu l’hai consultata.
– Parlano anche di noi, sai. Ci chiamano Reietti, dicono che siamo bestie, che la nostra esistenza è inutile e che un giorno faranno piazza pulita. Altro che America, Paul.
Puoi immaginare qual è stata la prima cosa che ho cercato. Il Capitano, Paul … il Capitano NON È MAI ESISTITO. Era un personaggio di storie disegnate che leggevano i bambini. Non è mai esistito un Teschio Rosso. La Seconda Guerra Mondiale è stata una cosa seria, con milioni di morti, mezzi corazzati, eserciti. E non l’ha vinta il Capitano da solo, con l’aiuto di Chuck Norris, di Nick Fury e tutte quelle cazzate. Non tornerà da noi perché non è mai esistito.
L’uomo ormai parlava tra le lacrime.
– Così hai sentito il bisogno di raccontarlo a tutti.
– Ho girato per i paesi, le fattorie, i campi. A tutti quelli che incontravo spiegavo quello che sto dicendo a te. Alcuni mi ascoltavano, la maggior parte non voleva neppure vedere il padcom e fuggiva appena iniziavo a predicare. Qui a Serravalle l’hanno presa particolarmente male – concluse con un sorriso.
Anche Paul sorrise. Si alzò, frugò nelle sue tasche e estrasse un piccolo oggetto piatto, dall’aspetto di uno specchio. Lo posò sul tavolino, vicino all’altro. Erano identici.
– Tu… anche tu quindi… TU SAPEVI! urlò Steve.

Puntata #5

Senza titolo – Chiara Casetta

Paul guardava fisso nel vuoto, davanti a sé, come se non osasse incontrare lo sguardo di Frank.
– Un uomo venne da me, un paio d’anni fa. Aveva ucciso un Cittadino Improduttivo e voleva confessarsi. Mi disse che il Cittadino aveva addosso un oggetto strano, che sembrava un piccolo specchio. Mi incuriosii. Gli chiesi di vederlo. Poi lo trattenni come Donazione per la Causa. E infine riuscii ad accenderlo.
Frank lo guardava attonito.
– E…
– Ed è tutto vero, sì. È come dici tu. Nessuna America, nessun Capitano, nessuna speranza, nessuna Causa. Tutte balle.
– Eppure tu hai continuato…
– Ho continuato come prima, sì. Ho continuato a fingere, a sorridere, a distribuire biscotti come prima. Ho continuato a fingere che ci fosse un Futuro – disse Paul.
– Perché? Perché continuare a fingere? Perché non spiegare a tutti che non hanno bisogno di alcun Capitano, che devono aver fiducia nei propri mezzi, nelle proprie potenzialità, perché nessuno verrà a salvarli o a redimerli? Unisciti a me, Paul. Possiamo farcela, insieme. Davvero.
Paul scattò in avanti e afferrò il collo dell’amico con entrambe le mani. Si accorse che stava urlando.
– Perché? Perché questa gente ha paura, Frank. E ha ragione di aver paura, perché non vale nulla e non ha nulla. Nulla in cui credere, nulla da mangiare. Nessun futuro. Noi gli diamo un Passato glorioso e un Futuro promettente, aperto, confortante. E loro vogliono crederci. Ti uccideranno cento volte prima di dare un’occhiata al tuo padcom, perché non è la verità che vogliono. Non vogliono sentirsi dire che sono soli, disperati, che hanno perso tutto e che a nessuno importa. Vogliono essere amati, Frank: vogliono che ci sia qualcuno a cui rivolgersi, qualcuno a cui importi di loro! Vogliono una Speranza. E nessuno potrà portargliela via. Neppure tu.
Si rese conto che Frank respirava a fatica. Lasciò la presa e si sedette nuovamente, la testa fra le mani. Poi alzò il capo.
– Speravo che la situazione non fosse così grave. Speravo che tu avessi dubbi, che avessi semplicemente smarrito la Fede. Pensavo di poterti parlare, di convincerti, di riportarti in Caserma. Mi sbagliavo. Tu non avevi dubbi. Tu sapevi.
Silenzio.
– Che farai, adesso? – chiese Frank.
– Non mi lasci molte alternative.
– Non puoi costringermi a tacere. Io parlerò, racconterò a tutti la verità. Al processo…
– Non ci sarà nessun processo, Frank. Davvero non capisci? Il Comandante mi ha dato pieni poteri. Il processo era questo. Ed è finito. Quanto a costringerti a tacere, prego il Capitano di essere ancora in grado di farlo.
Si alzò e si avvicinò agli strumenti di tortura.

Puntata #6

Senza titolo – Chiara Casetta

La Recluta e il Sindaco attendevano all’esterno, vicino alle due guardie. Un suono iniziava a provenire dall’interno, un suono dapprima flebile, poi via via più alto. Era una voce incessante, un urlo, una parola incomprensibile: era tutte queste cose allo stesso tempo, insieme ad altre. Mutava continuamente, e non terminava. Variava i toni, e non terminava. Si trasformò in puro dolore, e ancora non terminava.
Il Sergente uscì dal portone, il Costume insanguinato. Aveva le tenaglie nella mano destra, la lingua di Frank nella sinistra. Si inginocchiò. Tutti i presenti si inginocchiarono.
– Le sue bestemmie erano insopportabili e vi avrebbero turbato inutilmente. Non c’erano alternative. Non ce ne sono mai. Preparate la pira.
La Recluta scattò in piedi e si allontanò. Quattro uomini la seguirono.

La piazza del paese era gremita.
Paul stava davanti alla pira, la fiaccola accesa in mano, il volto terreo. Indicò la figura alle sue spalle.
– Frank Rogers, Sergente America, l’uomo che oggi arderà sul rogo, ha sacrificato sé stesso per la Causa. Ha lottato, ha combattuto, ha vinto innumerevoli battaglie. E, poiché era il migliore di noi, il Teschio rosso – che il Capitano sempre lo maledica – ha deciso di possederlo. Per confonderci. Per sviarci. Per farci dubitare. Ma noi non ci lasceremo confondere. Noi non saremo sviati. Noi NON DUBITEREMO! Noi sappiamo che quello che sta per ardere oggi non è Frank Rogers. L’anima di Frank è già col Capitano ed entrambi guardano a noi con amore. Quello che insieme mettiamo a morte è il Teschio Rosso, Signore degli Inganni, Maestro delle Illusioni. Egli proverà ancora a tentarci e a confonderci, ma da oggi saprà che noi lo riconosceremo sempre, qualsiasi forma assuma, fosse anche quella più a noi più cara. Gloria al Capitano!
– Gloria al Capitano, urlò la folla.
Paul lasciò cadere la fiaccola sugli sterpi e si allontanò con passo marziale. Non aveva ancora avuto il coraggio di guardare in faccia l’amico. Prese posizione al fianco del Sindaco e rivolse lo sguardo verso la catasta ardente e crepitante. Frank urlava senza parole, il Costume blu avvolto dalle fiamme. Era trasfigurato. Paul credette di vedere il suo volto allargarsi e distendersi in quello che pareva un sorriso. Non era più tumefatto, gli occhi chiari e splendenti guardavano lontano, oltre l’orizzonte, in cerca di nuove sfide.
Allora, finalmente, lo riconobbe.
Non era Frank Rogers, Sergente America, a bruciare sul rogo, prendendo su di sé i peccati del mondo.
Era il Capitano.

4 pensieri riguardo “La bandiera adorna di stelle

  1. Giovannella 12 Mag 2020 — 9:45

    leggendo le prime righe, pensavo di aver iniziato la lettura di qualcosa che non mi avrebbe travolto. Mi sono sbagliata! Travolta è riduttivo! Geniale! È un racconto geniale! Ho visto varie metafore, che si riallacciano al nostro mondo attuale, alla nostra società.
    I miei complimenti!
    Domanda forse banale, ma lo scritto è frutto di idee maturate e ricercate, prima di essere messe per iscritto,o vige una sorta di spontaneità e istinto che prende forma nel mentre che viene messo nero su bianco?

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    1. Grazie!
      Giro le domande all’autore.
      Sono contento che ti sia piaciuto così tanto.

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    2. Grazie Giovannella! Rispondo qui riassumendo quello che ci siamo già detti sul gruppo Fb di Book Advisor. In realtà (almeno per quel che riguarda questo racconto) tutto è partito da un’immagine mentale: un’automobile trainata da due cavalli . A questo punto arrivano le domande: perché un’automobile trainata da due cavalli? Chi c’è a bordo? Dove vanno i personaggi? Di cosa voglio parlare? In questo caso le risposte sono arrivate velocemente: voglio parlare delle balle che ci raccontiamo e che raccontiamo agli altri per sopravvivere. Personalmente quello che faccio è riflettere molto sulla storia che voglio raccontare, risolvere i problemi, le ambiguità, eliminare gli errori, lasciare che i personaggi mi parlino. Poi inizio a scrivere scegliendo la voce più adatta, solo quando tutto è chiaro.

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