Cibo per i pesci

di Elena Lo Muzio

Apparizione – Chiara Casetta

Ho diciannove anni e ho baciato quattro ragazzi.
Tutti mi hanno toccato le tette.
Due le hanno viste.
Uno mi ha infilato una mano nei pantaloni.

Avrei dovuto dire questo.
Avrei dovuto dire questo aggiungendo sono vergine. Non ti sto prendendo in giro. Lui ha fatto una faccia stupita e mi sono sentita orgogliosa di me stessa: vuol dire che gli ho dato l’impressione di essere esperta. Era quello che volevo.

Ho baciato il mio quinto ragazzo.
Mi ha visto le tette e infilato una mano nei pantaloni facendomi pure un graffio.
Lui voleva fare sesso e io ho detto che forse no.
“Non l’hai mai fatto”, ha detto con un’ombra di delusione nella voce.
“No”, ho sussurrato. Tutta la sicurezza che avevo dimostrato fino a quel momento è andata a pallino.

“Sono vergine” non riesco proprio a dirlo.

Nemmeno che non ho mai visto un uomo nudo.
Non so se voglio fare sesso, ho paura che potrei pentirmi, visto che non potrei tornare indietro, poi.
Ma io odio essere vergine, non mi importa nemmeno di esserlo, non voglio conservarmi per nessuno.

Le mie amiche no. Loro considerano il loro corpo un tempio.
Io vorrei che il mio fosse una discoteca, una spiaggia a ferragosto.

Lui lo conosco da un giorno e ieri sera ci siamo baciati e mi ha già messo le mani dove nessuno le ha messe, dove non le ho mai messe nemmeno io. Non ho davvero idea di quello che c’è lì sotto/in mezzo; al telefono con gli amici gli ho sentito dire che era successo “qualcosina” e non mi sono sentita offesa. È stato qualcosina e basta, perché lo so che non è niente di speciale quello che abbiamo fatto. Io a lui non ho fatto nulla. Forse gli ho messo le mani sulla schiena.
Non me lo ricordo, ero nervosa.

Poi mi ha chiesto se volevo fare un bagno con lui. Siamo al mare, ci siamo conosciuti sulla spiaggia – da quasi due giorni – e sta nell’appartamento accanto al nostro. Le mie amiche lo detestano, ma trovano simpatici i suoi amici, quindi posso vederlo.
Mi sono buttata in acqua con lui e appena un po’ al largo abbiamo cominciato a baciarci, istintivamente gli ho messo le gambe intorno alla vita.
Ho le sue mani ovunque. Così ovunque che ci impiego qualche istante per capire che quella cosa che si è infilata in me spostandomi lo slip del costume non è un dito – delle dita – ma qualcos’altro. Mi ha infilato il pisello.
Non mi ha chiesto niente. Oddio com’è piacevole. Ma lui mi ha infilato il pisello.
Non riesco nemmeno a chiamarlo in un altro modo. Il pisello-nella-cosa.

Non ho ancora trovato un nome divertente alla mia vagina.
Non lo dico nemmeno ad alta voce “vagina” perché mi vergogno.
Forse avrei fatto meglio a stargli lontana, ma mi sta piacendo davvero tanto.
Troppo.
Devo fermarlo.
Lo fermo e lui ride mi bacia ancora. E lo ribacio. Devo uscire dall’acqua, ma ho il terrore di mettermi a sanguinare.
L’ho letto su “Top Girl” che si sanguina la prima volta.
Era la prima volta? È così che è successo? Sono entrata vergine in acqua e ne esco senza sapere dove sia il mio imene.
Me lo immagino come quel tappino di plastica che mettono sopra i tubetti di dentifricio, gli dai un colpo e lui si stacca. Mi chiedo se stia galleggiando da qualche parte.
Se lo mangeranno i pesci.
Meglio così, se l’ho perso nel mare, perché in casa non avrei saputo dove buttarlo.
Lui mi lascia andare mentre mi dice che si farà una nuotata per sbollire gli effetti che gli ho provocato.
Il-pisello-duro.
Erezione è un’altra parola che conosco, ma che non ho nemmeno il coraggio di pensare.
La fortuna è che non sanguino e che posso tacere l’accaduto con le amiche. Non ho voglia di parlarne con loro.
Mi sgrideranno, mi impediranno di vederlo. È tutto peccato, è tutto sbagliato. Questo ragazzo è sbagliato, qualsiasi ragazzo è sbagliato se ti convince a fare sesso prima di essere sposata.
E tu sei sbagliata perché ti sei lasciata convincere.

Non so se ne ero davvero convinta, però è successo e le cose non si possono cambiare.

Ho diciannove anni.
Ho baciato cinque ragazzi, tutti mi hanno toccato le tette, tre le hanno viste. Due mi hanno infilato una mano nei pantaloni. Un altro mi ha messo il suo coso nella mia cosa.
Il mio imene è diventato cibo per i pesci.

La foto è di Chiara Casetta

Un pensiero riguardo “Cibo per i pesci

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