Confessioni nella notte di capodanno

di Fiorella Malchiodi Albedi

Senza titolo – Chiara Casetta

Lei aveva detto che quell’anno non aveva voglia dei soliti festeggiamenti e che avrebbe preferito passare il Capodanno da sola con lui, era d’accordo?
Lui si disse che forse il momento era arrivato. Certo proprio la notte di fine anno era una strana scelta, per una confessione, ma l’attesa lo stava logorando e accettò di buon grado.
Preparato il tavolo, le vivande servite, lei gli disse:
– Siediti un attimo, che ti devo parlare.
Lui non riconobbe l’espressione del suo viso. Sembrava rassegnazione, ma molto determinata. E sempre quel sorriso lieve. “Ci siamo” si disse.
Lei aveva alzato la testa e lo guardava dritto negli occhi.
– È da molto che volevo dirtelo e non ho mai trovato il coraggio. Ma non voglio più ingannarti. C’è un altro uomo nella mia vita.
Aveva uno sguardo vuoto in cui lui poteva spingersi senza incontrare ostacoli. Una specie di resa incondizionata.
– Un altro uomo… e ne sei innamorata?
– Non lo so, davvero; è che ormai ha una parte importante nella mia vita, e dovevo dirtelo.
– E chi sarebbe?
– Un collega, non lo conosci.
– E quando vi incontrate?
– All’uscita dall’ufficio. Quel lavoro arretrato per cui ogni tanto ti chiamo per dirti che arriverò tardi, la sera, è una bugia. Esco all’ora solita e mi incontro con lui.
Lui rifletté un attimo. Lei si era aspettata toni concitati, ma lui riprese, calmo:
– Quindi va avanti da mesi. E ti incontri con lui all’uscita dal lavoro.
– Sì.
– Ogni volta che mi avvisi che devi trattenerti al lavoro.
Lei annuì. Forse ripeteva le sue parole perché non riusciva a mettere a fuoco la situazione, si disse.
– E cosa pensi di fare?
Lei si stupì della domanda. Non era la reazione che aveva previsto. Si era già a quel punto? Al dopo? Era strano.
– Veramente non lo so.
– Certo pensi di lasciarmi.
– No, non ho detto questo.
– Ma se ami un altro…
– Ti ho detto che non saprei dire se l’amo. E poi lui…
– È già impegnato?
– Sì, sì, ha pochissimo tempo per me. È una storia destinata a finire, ne sono sicura.
– E v’incontrate all’uscita dal lavoro…
Lei non capiva. Quella calma glaciale la spiazzava.
– Senti, davvero, mi dispiace averti mentito per tutto questo tempo.
– No, non ti dispiace affatto, e infatti continui a mentire.
Lei lo guardò stupita.
– Che vuoi dire?
Lui avrebbe voluto scuoterla per le spalle.
– Intendo dire che mi stai raccontando un mucchio di frottole.
Lei deglutì. Questo proprio non se l’era aspettato.
– So esattamente cosa fai quando esci dal lavoro.
– E come lo sai?
– Ti ho seguito.
Lui non riuscì a sostenere il suo sguardo allibito e riprese a parlare fissando la porta.
– Anch’io ho una confessione da fare: sono mesi che ti seguo. All’inizio ho pensato che mi tradissi, come dici ora. Era solo un vago sospetto: qualche reticenza, che avevo notato, e quel sorriso irragionevole che hai costantemente sulle labbra. Già, immaginavo che non te ne accorgessi. Poi hai iniziato a tornare più tardi, con la scusa del lavoro. Il sospetto si è fatto più marcato, e così quando mi chiami per dirmi che farai degli straordinari, io vengo sotto al tuo ufficio, e aspetto che tu esca. Pensavo incontrassi un altro uomo, volevo sorprendervi. Ma non è così. Se è bel tempo vai in un parco e ti siedi su una panchina; se piove, ti rifugi in un bar, ordini un tè. Non hai mai incontrato nessuno. Te ne stai lì da sola, a fissare il vuoto, sempre con quell’irritante espressione di lieve beatitudine. Una volta sono addirittura entrato nel locale dov’eri seduta, ma non te ne sei accorta. Aspettavo che ti decidessi a parlarmene, che mi spiegassi che stava succedendo, perché non sapevo cosa pensare. E ora mi vieni a dire che incontri un uomo? Ma perché raccontarmi questa fandonia?
Lei tacque per un po’. Si disse che era stata una sciocca, avrebbe dovuto prevedere i suoi sospetti ma da quando tutto era cominciato aveva difficoltà a rimanere ancorata alla realtà. Era stata a lungo incerta su cosa dirgli e alla fine le era sembrato che quella versione potesse essere la più comprensibile. Ma ormai doveva confessare tutto.
– Ti ho mentito, e non ti ho mentito.
– Non capisco.
– C’è un altro, ma non credo di averlo mai incontrato, almeno nella vita reale.
– Cosa stai dicendo?
– L’ho incontrato in sogno.
Lui la guardò sempre più confuso.
– In sogno? Ma che vuol dire?
– Lo so, è difficile da capire, e anche da spiegare. Ti sto tradendo, ma non con una persona in carne e ossa.
Come poteva inventarsi una storia del genere? Lui cominciò a dubitare della sua salute mentale. Tante volte, guardandola così sola nei bar, che girava assorta il cucchiaino nella tazza, si era chiesto se non avesse una forma di disagio psichico, se non dovesse parlarle, magari consigliarle un medico. Ma avrebbe dovuto confessare che la spiava. Se n’era vergognato e aveva preferito tacere.
Lei capì i suoi pensieri.
– Non sono pazza, te lo assicuro. Anch’io ho difficoltà a comprendere quello che mi sta succedendo.
– Ma chi sogni?
– È complicato, perché è un volto che sono sicura di riconoscere, nel sogno, ma che poi al risveglio non ricordo. Me ne rimane un’immagine confusa, e non potrei dire di che colore ha i capelli, com’è il suo naso o la sua bocca. Anche la voce: ricordo l’emozione che mi provocano le sue parole ma poi la mattina non riesco a ricordarne il suono.
– Senti, ho davvero difficoltà a seguirti. E se ti stai inventando questa storia…
– No, te lo giuro, è tutto vero.
Lui non poteva arrendersi a quella stramberia.
– E lo sogni tutte le notti?
– No, mi capita di tanto in tanto. Il giorno dopo è come se non riuscissi a pensare ad altro, sono come sotto l’influsso di una malia, al lavoro faccio una gran fatica a concentrarmi, e alla fine, all’uscita, ho bisogno di restare da sola, per poter finalmente pensare… a lui.
– Lui! Ma lui chi? E se anche è come tu dici, e guarda che ho molta difficoltà a crederti, mi stai dicendo che vuoi mandare all’aria il nostro matrimonio per un uomo che non sai nemmeno che faccia abbia, un uomo che non esiste?
– Ma io non voglio distruggere nulla. Non ti sto dicendo che ci lasciamo. Solo che lui per me è ora una presenza reale. Ed è importante, in qualche modo sento di tenere a lui, anche se in un modo diverso da come amo te. Quante volte avrei voluto parlartene! Mi sembrava così strano che una cosa così bella io non potessi condividerla proprio con te.
Lui sembrava sempre più confuso.
– E perché venirmi a dire che sei innamorata di un altro? Perché non raccontarmi la verità, come stai facendo ora?
– Lo so, ho sbagliato, temevo non mi avresti creduto.
– Se non avessi scoperto la verità, cosa avresti proposto di fare?
– Ti avrei chiesto solo comprensione, e pazienza. Questa storia finirà, ne sono certa.
Lei aveva ripreso a sorridere, come se fosse fiduciosa della forza delle sue ragioni. Lui si arrabbiò ancora di più.
– E credi che io potrei continuare a vivere con te sapendo che tu ami un altro, che magari mentre ti bacio o facciamo l’amore, tu pensi a lui? Come puoi chiedermi una cosa del genere?
– Ma io non ho smesso di amarti! Ti prego solo di darmi un po’ di tempo.
– Tutto il tempo che vuoi, ma lontano da me. Domani mi cercherò un posto dove andare.
Lei capì che era inutile insistere e tacquero entrambi. Dalla finestra il rumore dei festeggiamenti si era andato acuendo e capirono che la mezzanotte era vicina. Sbocconcellarono qualcosa svogliatamente. Allo scoccare dell’ora fatidica, lei propose timidamente di aprire comunque lo spumante, ma ricevette solo uno sguardo torvo. Allora disse che era stanca e andò a dormire.
Lui rimase alla finestra a guardare i fuochi d’artificio, cercando di trovare un senso in quelle parole che lo avevano stravolto. Che un sogno potesse con tale prepotenza avere presa nella vita reale era per lui incomprensibile. Alla fine si coricò. Lei dormiva tranquilla. Si chiese se in quel momento stesse sognando il suo amante misterioso. Cadde in un sonno agitato.
L’indomani fu il giorno più doloroso. Lui riprese a farle domande sul sogno, chiedendole sempre nuovi dettagli. Lei cercava di rispondere, all’inizio, ma poi arrivava il punto in cui non sapeva più cosa dire, non per cattiva volontà, ma perché lei stessa trovava quel sogno per molti versi incomprensibile. Ma quell’indeterminatezza, che per lei che la viveva era del tutto naturale, per lui era senza giustificazioni. Pensava che lei volesse nascondergli chissà quale verità e continuava a interrogarla. Passò il primo dell’anno a tormentarla e ad angustiarsi.

Passarono i giorni. Alla fine, lui aveva deciso di restare. Si era detto che se l’avesse lasciata per un sogno, avrebbe dimostrato altrettanto poco criterio. Lei smise di fare tardi al lavoro e non aveva più quell’aria svagata. Forse sentiva lo sguardo indagatore di suo marito e non voleva ferirlo. Ma la convivenza era formale. Lui aveva smesso di cercarla. Lei temeva di ricevere un rifiuto e se ne stava per conto suo. Parlavano dell’indispensabile, fai tu la spesa, ho pagato il gas, ci hanno invitato a cena ma ho detto che avevamo un impegno, semplici comunicazioni di servizio.

Passarono anche i mesi. Era ormai quasi estate e nulla era cambiato. Lei continuava a sognare sempre più raramente l’uomo misterioso, sentiva che quella storia stava per finire, avrebbe dovuto dare al marito la buona notizia, ma già il sogno cominciava a mancarle, lasciava un vuoto nella sua vita. E sentiva un certo risentimento verso di lui. Non pensava di meritare la freddezza con cui la trattava, in fondo lei non l’aveva tradito, e il sentimento che sentiva per lui era di tutt’altro tipo, quante volte gliel’aveva ripetuto, e infine certo non era in grado di governare i suoi sogni, perché darle quella colpa?
Lui aveva avvertito un irrigidimento nel suo atteggiamento, ma non sapeva che fare. Avrebbe voluto cercare di riavvicinarsi ma continuava a sentirsi tradito. Il fatto di non riuscire a capire appieno quella storia gli lasciava un senso di dubbio, di sospetto. L’ombra dell’uomo misterioso stava irrimediabilmente rovinando il loro rapporto.

Era ormai quasi estate, una di quelle giornate di giugno avanzato in cui l’afa arriva improvvisa, e ci trova impreparati, e crediamo che non riusciremo a sopportarla, che ne saremo sopraffatti. Lui scopriva che con il caldo le pene d’amore erano più difficili da sopportare. Non poteva più arrotolarsi nel morbido plaid in cui tante volte, durante l’inverno, aveva trovato conforto. E poi quelle giornate che non finivano mai: gli sembrava che alla luce del sole le sue piaghe fossero più esposte e dolenti, e la garza pietosa del buio tardava a lenirgli la sofferenza.
Un sabato sera le disse che aveva troppo caldo, che sarebbe uscito a fare una passeggiata, di non aspettarlo.
Si avviò verso il parco vicino e si sedette su una panchina. A quell’ora non c’era nessuno in giro; si lasciò scivolare, appoggiando la testa allo schienale, e chiuse gli occhi. Quando li riaprì si accorse che si era addormentato e, cosa insolita per lui, aveva fatto un sogno.
Lui e sua moglie erano in un prato, lui qualche metro dietro di lei, lei che gli dava le spalle. Lui cercava di avvicinarsi ma inutilmente, per quanto camminasse i suoi passi non lo facevano avanzare e come su un tapis roulant rimaneva sempre nello stesso punto. La chiamava, le diceva “Girati, girati” ma lei continuava a voltargli le spalle. Finché all’improvviso i suoi passi fecero presa sul terreno e si trovò al suo fianco. La guardò. Era lei, ma non solo lei. Il suo volto si trasfigurava di continuo; i capelli a un tratto si fecero lunghi e ricci e comparve il viso di Gemma, l’amore del liceo, e poi i suoi occhi diventarono occhi di bambina, quelli di Eleonora, la sua compagna inseparabile delle elementari, il cui nome credeva di aver dimenticato, e poi riconobbe la ragazza del primo bacio, e poi il profilo dolce e sorridente di sua madre, e di nuovo lo sguardo innamorato di sua moglie, il giorno del matrimonio. Al risveglio, ricordava tutto con estrema precisione. Ma cosa voleva dire? Di molte di quelle donne, che aveva visto con tanta nitidezza in sogno, credeva di aver ormai dimenticato i lineamenti e invece scopriva che erano ancora nitidi nella sua memoria. E il sentimento che aveva provato all’epoca, e pensava ormai dissolto negli anni trascorsi, era ancora vivo e intenso. “Faranno sempre parte di me,” si disse. “Noi siamo tutte le persone che abbiamo amato”. Il cuore gli si riempì di felicità. Ripensò all’uomo che sua moglie sognava e si chiese se quel volto e quella voce che lei non riusciva a ricordare, al risveglio, potesse essere il mosaico dei volti e delle voci degli uomini che aveva amato.
Tornò a casa e per la prima volta dopo tanto tempo si addormentò felice.

La mattina dopo, lei si sveglio più tardi del solito. Entrò in cucina e trovò il marito davanti al tavolo apparecchiato.
– Mi hai aspettato? Se stato gentile.
Lui sorrise. Aveva pensato a lungo a cosa dirle ma d’un tratto si rese conto che non c’era bisogno di tante spiegazioni.
– Ti va di fare una passeggiata dopo colazione? Mi sembra che oggi l’aria sia meno afosa.

Foto di Chiara Casetta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close