Il palo

ovvero scimmiottando Wallace1 che scimmiotta Barthelme scimmiottato da Agostani2

di Davide Agostani

Berlino – Andrea Herman

L’oggetto in questione doveva essere inizialmente una pal1a3, e qui sorse il primo problema. Per qualche motivo di natura meccanica uno dei martel1etti4 della mia fidata macchina da scrivere, dopo aver catapultato la lettera el1e5 sulla pagina e avercela impressa, impiegava un tempo di gran lunga superiore a quanto fosse necessario per tornare nei ranghi e prepararsi a una nuova incursione sul foglio, ral1entando6 una battitura che già non godeva di gran velocità a causa di una sostanziale carenza di nozioni e pratica in materia di dattilografia. Fra le soluzioni prese in considerazione ci tengo a esporne sostanzialmente due. La prima consisteva in una sorta di accordo verbale da prendersi con il lettore prima che questi iniziasse la lettura, accordo in cui avrei spiegato la situazione e le misure atte a porvi rimedio. La seconda, non andando a toccare il delicato rapporto autore-lettore con scuse e precisazioni che avrebbero avuto l’effetto secondario di rompere la magia o artificio che fa confidare il lettore nel1a realtà dei fatti narrati, scaricava il problema univocamente sulla controparte autoriale, chiamata a modificare l’opera ancora in corso di produzione. Non mi soffermerò su altre soluzioni di carattere grafico e/o etimologico e/o semantico che avrebbero avuto l’effetto di semplici lenimenti. Per non rischiare di incrinare il rapporto con il lettore, dunque, rapporto ancora molto debole a causa del mio stato di inediticità7, decisi di ovviare al problema cambiando il soggetto del racconto, utilizzando quindi un palo al posto del1a8 suddetta pal1a9. A chi non è avvezzo a questo genere di attività potrà sembrare una cosa da nul1a niente, una sciocchezza, cieco com’è di fronte a le implicazioni che un cambiamento di soggetto di tale portata poteva causare nel1a breve unità narrativa che mi accingevo a comporre.
Un palo, dunque10.
Il palo fece la sua apparizione11 una sera di dicembre. Si piazzò sul ponte Kennedy di Lecco, in un punto determinato dal1’incrocio fra le diagonali del1’ di un ipotetico rettangolo costituito dal ponte stesso visto dall12’alto. Più o meno a metà, dicevano i passanti. La seconda reazione della gente13 fu quella di volerne determinare il diametro. Venne misurato la mattina seguente con metodo empirico da un gruppo di almeno 6 persone, fra cui un muratore e 2 geometri, che proiettarono a occhio le estremità della circonferenza al di fuori della stessa e misurarono la distanza delle incerte proiezioni in numero di passi di uno di loro, precisamente il muratore, che assicurava di avere una falcata pari alla lunghezza della distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo di 1/299 792 458 di secondo14. Visto che l’unita di misura non entrava un numero finito di volte nel segmento che doveva misurare, visti gli astrusi calcoli e il numero e l’entità delle approssimazioni resesi necessarie, l’intero processo di misurazione venne ripetuto 3 volte e il valore medio ottenuto fu di circa 322,34 centimetri. Un passante commentò che misurando la circonferenza del palo, eventualmente anche in passi del muratore se non fosse stato disponibile un altro strumento più accurato, e interponendola in una procedura matematica di segno moltiplicativo con una costante chiamata pigreco, avrebbero ottenuto un risultato ben più preciso in minor tempo. Lo stesso passante affermò (e poi lo fece) di poterne calcolare l’altezza alla maniera di Talete, attraverso ombre e proporzioni. Qualcuno disse che per un oggetto di quelle dimensioni il termine palo fosse inesatto e propose “Alta torre a pianta circolare” o “Grosso cilindro allungato”15. I più arditi fra i passanti scorgevano nel palo una forma leggermente conica, ma vennero subito smentiti da altri che introdussero il concetto di prospettiva. Una volta che le misure del palo furono rese note tutti iniziarono ad attribuirgli la responsabilità per il traffico e gli ingorghi che si erano venuti formando quando il palo stesso era comparso16, sicuri di non incorrere in denunce per diffamazione da parte di seppur improbabili avvocati paliformi.

* * *17

A quel punto, per non venir meno agli impliciti patti accennati precedentemente che si vengono a creare fra narratore e lettore quando quest’ultimo si imbarca nella lettura di una storia, avrei dovuto ricreare una situazione in cui il/la lettore/trice18 di turno si fosse potuto immedesimare con uno dei personaggi per giungere alla catarsi cui ogni opera d’arte che si rispetti dovrebbe far giungere. Qualcosa che avesse catturato la lettrice dalle prime righe e non le avesse fatto decidere di abbandonarmi a causa della mia ineditudine19. Un plot semplice che avesse dato al componimento una calda veste narrativa. Una classica trama in tre atti, qualcosa che, inutile dirlo, avesse avuto a che fare con il palo20.
Poi, nel pomeriggio inoltrato, quando la folla in continuo aumento di curiosi aveva spinto il sindaco a chiudere l’intera arcata del ponte anche alla circolazione pedonale per la paura che potesse crollare sotto tutto quel peso, la curiosità dei curiosi21 fu calamitata da un altro evento. Un forte boato si srotolò giù dal cielo, giù dai pendii delle montagne fino al lago. Un rumore robusto e tenace, un tuono che si riarrotolava su se stesso per poi distendersi in fragorose esplosioni. Sembrava paradossalmente venire dal cielo terso e stellato di quel tardo pomeriggio di inizio dicembre.
Era la mia pancia, che reclamava cibo nell’unico modo in cui era capace. Tutto preso a scrivere mi ero dimenticato di pranzare. Decisi di uscire per mangiare qualcosa, non prima di aver tolto il palo ripristinando in quel modo la viabilità. Non ricevetti nessun ringraziamento, come è facile pensare, e la mia unica consolazione fu che dopo neanche una settimana nessuno a Lecco parlava più del mio palo e tutta la faccenda era acqua passata.22

1 Per ragioni che il lettore comprenderà, il nome Wallace è scritto correttamente essendo titolo e sottotitolo stati aggiunti alla fine (inclusa questa stessa nota).
2 Chiudendo un ipotetico cerchio e danzando un sempre ipotetico girotondo.
3 Trattasi non di un refuso ma di un disguido tecnico che mi premurerò di spiegare. Per ragioni che si chiariranno via via procedendo con la lettura il simbolo “l1” sta a significare doppia “l”.
4 Vedi nota 3.
5 Vedi nota 4.
6 Per evitare di frammentare troppo la lettura con note dal1a dubbia utilità, da qui in avanti, in caso di doppia el1e, non mi riterrò più tenuto a spiegare l’errore. Farò in modo, di contro e per quanto possibile, di non usare altre parole con doppia el1e per risparmiare al lettore qualsiasi forma di fastidio alfanumerico.
7 Neologismo: la condizione precaria di chi ancora non è edito. Forse suona meglio ineditudine?
8 Chiedo scusa…
9 Giuro che è l’ultima volta.
10 Una breve frase seguita da puntoacapo è un espediente letterario per produrre una sensazione di pausa nel lettore e dare all’autore il tempo necessario per decidere cosa scrivere dopo.
11 Mi si potrebbe dare del bugiardo e dire che il palo non è veramente apparso ma che ce l’ho messo, e che il palo esiste solo in quanto idea nel perimetro di pensiero delimitato dal racconto stesso e che, in effetti, parafrasando Magritte, ceci n’est pas un poteau. Ma andiamo avanti.
12 Pare abbia ripreso a funzionare correttamente. Forse è solo perché non la usavo da una vita e si era un po’ grippata…
13 Per non cadere nell’ovvio non parlerò dell’inevitabile prima reazione di stupore, degli “oooooh” e degli “aaaaah”, della paura e della curiosità, in quanto sterili interpretazioni soggettive dell’evento. Mi atterrò alla pura natura esteriore dei fatti e alla misurazione scientifica cui questa natura venne sottoposta.
14 Un metro esatto.
15 Fu inghiottito dalla folla e di lui non si seppe più niente.
16 Vedi nota 11.
17 Vedi nota 10, tenendo presente che la sospensione viene in questo caso amplificata da un intera riga contenente solo 3 asterischi, sintomo che l’autore non abbia idea di dove andare a parare.
18 Più probabilmente -trice. Se ci fate caso nei posti pubblici tipo le metropolitane è più probabile incontrare donne che leggono. Ma potrebbe anche darsi che gli uomini si vergognino a farlo in pubblico, ritenendola a buon ragione un’attività poco virile a meno che non si tratti di un quotidiano con le pagine rosa (?!).
19 Molto meglio inediticità. Ineditudine mi fa sembrare uno scemo (vedi nota 7).
20 Come per esempio: ”Quella mattina, al risveglio, Loralisa ebbe una piacevole sorpresa. A causa di quel palo che dalla sera prima bloccava la circolazione sul ponte, il traffico era in tilt e il sindaco aveva deciso di chiudere le scuole fino a che la situazione non si fosse normalizzata, come succedeva per le eccezionali nevicate che a volte colpivano la città. Tirò un sospiro di sollievo lungo come un’avemaria e si girò dall’altra parte, raggomitolandosi nel letto. Il professore di chimica aveva programmato un compito in classe per quel giorno ma lei non aveva potuto studiare tutta presa com’era stata ad ascoltare il nuovo album delle PartyGirls, “No Party, No Girls”. Quelle cinque ragazze erano davvero fenomenali, trasmettevano una carica e un’energia formidabili quando si scatenavano sul palco. Loralisa aveva passato tutta l’ultima settimana ad ascoltare le loro canzoni, per impararle a memoria in vista del concerto che si sarebbe tenuto quella sera stessa.” A questo punto, come è prevedibile, entra in scena il palo in veste di antagonista, frapponendosi fra Loralisa e il concerto delle PartyGirls. Eccetera eccetera, creazione di un conflitto, risoluzione dello stesso, passione ed epifania del protagonista, amen: le storie si sono sempre raccontate così.
21 Appunto: meglio una ripetizione o l’uso di sinonimi improbabili? Esempio “Decisi di curarmi in un rinomato ospedale svizzero. La clinica elvetica si trovava immersa in splendide foreste e, come ho già detto, si trattava di un nosocomio d’oltralpe fra i più reputati”. E via non dicendo.
22 Ovviamente Loralisa riuscì ad andare al concerto delle PartyGirls.

Foto di Andrea Herman

Un pensiero riguardo “Il palo

  1. Un viaggio nel paradosso letterale dello scrittore, tra sogno e letteratura.
    Mi é piaciuto molto

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