Guida di Mosca per gente alle prime armi

di Eva Luna Mascolino

Un amico – Julio Armenante

Mettiamo in chiaro una cosa. Non conta quanto tu abbia aspettato questo momento, o quanto ti sia preparato per affrontarlo al meglio. Il modo in cui si svilupperà la situazione dipende tutto da alcune variabili. Quindi, per non rischiare l’autosabotaggio, sappi che ti servirà lasciare a casa la tua idea di normalità e tenere bene a mente le cinque W.
Prendiamo il dove, per esempio. Un conto è arrivare in aeroporto, chiamare un tassista che non parla inglese e aspettarlo non si sa bene in quale punto davanti a un terminal gigantesco, figurarsi poi se è sera. Un altro conto è scendere da un treno notte in cui la gente ti ha offerto il tè nero, si è spogliata davanti a te e ti ha russato in faccia per giorni, ma dal quale almeno puoi raggiungere la fermata della metro in meno di due minuti. Scoprirai che laggiù non c’è un cartello che non sia in cirillico, e che perciò la tua stazione assomiglierà a un curioso codice PIN. In compenso ti prenderai la soddisfazione di scattare la tua prima foto a una volta decorata o a un affresco, mentre i bambini spingeranno per passare e le vecchie daranno indicazioni ai lavoratori toccandosi i lembi del fazzoletto intorno alla testa. Arriverà un tizio a chiederti dove stia un viale che tu non hai mai sentito nominare, proverai a spiegargli che non parli russo e lui ti chiederà il numero di telefono, perché fa collezione di amici col prefisso internazionale diverso. Per di più sarà seccante trascinarti dietro il bagaglio, dato che non sempre troverai le scale mobili, però almeno così non lascerai trentasette euro in nero a un energumeno con uno strano tatuaggio dietro il collo. Ci scommetto che sorpasserebbe a destra e che di tanto in tanto prenderebbe a pugni i cavi scoperti sopra una radiolina da cui si sente gracchiare Gelato al cioccolato: meglio evitare.
Non parliamo poi del quando. Qualcuno pensa che arrivare in primavera sia l’ideale, la verità è che in quel periodo le strade sono sempre piene di fango. Non a caso il processo di democratizzazione degli anni Sessanta l’hanno chiamato il disgelo. Scivoloso e viscido, altro che Neruda. D’estate la gente non ci crede, eppure l’afa è la stessa che in Portogallo. Dicono che la lingua di Lisbona assomigli a quella del Cremlino, se non parli l’una o l’altra. Un motivo ci sarà. In autunno i colori del cielo spingono i più ricchi a varcare il confine della Finlandia, dove già è notte per sei mesi, e a dicembre non aspettarti che vigili urbani o bigliettai sorridano quando ti vedono. Per loro i tipi più allegri sono davvero i più sciocchi, specie se la neve nel frattempo rischia di spaccargli le labbra. L’inverno è una lunga battaglia, insomma, nonostante le luci di Natale.
Ugualmente cruciale è il chi: se devi incontrare un professore universitario qualcuno potrebbe perfino venirti incontro, o mandarti una mappa sgangherata via WhatsApp, ma se sei lì per un banchiere o per un commerciante la faccenda si complica. La gente del posto non dà confidenza ai forestieri, di solito, in particolare se ha più di quarant’anni. Ti sembreranno figurini snob sbucati fuori da un capitolo di Dostoevskij riuscito male, con i loro vestiti logori e l’aria a metà tra il sospettoso e il sospettabile. Per incontrare il tuo uomo o la tua donna, si tratti di una guida turistica o di un cuoco, farai come minimo qualche buco nell’acqua. Perciò preparati un paio di frasi facili da pronunciare, se possibile da praticare anche da solo. Per strada nessuno si girerà a guardarti, a meno che non si tratti di gente in divisa. Chi non è armato ha sempre qualcosa da temere e chi è armato non si sente mai troppo prudente. Il concetto di passeggiata esiste a stento per i visitatori e per gli adolescenti, per il resto Mosca è sotto l’assedio del capitalismo da quando è stata liberata Stalingrado: non abbassare la guardia.
Il perché, forse, è la variabile meno importante. Lì alla domanda come stai? si risponde prima grazie e poi bene, per dire. Per varcare la porta principale degli ospedali si devono avere i soprascarpe in plastica, d’inverno, mentre l’ingresso sul retro resta incustodito e imbrattato per mesi. Se entri in un ufficio con il cappotto addosso stai insultando le persone presenti, ma se dietro la scrivania ci sei tu e non saluti chi arriva stai rispettando l’etichetta. Quando sali sulle camionette che sostituiscono gli autobus nei quartieri di periferia, se hai bisogno di scendere in una strada chiusa al traffico o vuoi comprare un chilo di pomodori prima di risalire a bordo, ti basta chiedere. Il conducente opterà per un tragitto con almeno cinque fermate inedite pur di accontentarti. Con delle premesse simili non c’è da stupirsi che da loro vada bene qualunque tuo perché, finché rimane saldo nella tua testa.
E il come? Lui sì che potrebbe causarti dei problemi. Evita coltelli e pistole, prediligi bavagli e veleni. I sonniferi vanno bene a patto che siano quasi trasparenti, farai meglio non chiedermene la ragione. Naturalmente serve capire anche il cosa, avere un omicidio da compiere anziché un rapimento da portare a termine su commissione può fare la differenza. Le capitali non sono mai state amiche dei sicari, quando al governo ci sono regimi con un parlamento fantoccio alle spalle. Fai il tuo dovere e non lasciare tracce. Sii discreto, veloce, pulitissimo. Non dimenticare di restituire la carta di immigrazione alla frontiera, appena riesci a tornare. E se ti rimangono dei rubli in tasca passami a trovare quando avrai incassato e sarai fuori pericolo: ho un amico che fa collezione di valute e che cerca da tre anni le nuove banconote da 200.

Foto di Julio Armenante

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