C’è posta per lei

di Simone Bachechi

Verrà la morte? Non è che possiamo aspettare per sempre – Antimonio

Alla fine di una strada senza sfondo alla periferia della città viveva un uomo, uno qualsiasi, non ha importanza il suo nome, la sua faccia, il suo impiego, se avesse famiglia, quale fosse la sua condizione sociale e la sua posizione fiscale fino a quel momento. Quello che è importante sapere è che quell’uomo una mattina udì dirigersi verso la sua casa uno scooter. Si stava avvicinando con uno strepito di ferraglia, rapido e nervoso, fino al cancello della sua casa. L’uomo viveva in una villetta a un solo piano con giardino, un pied-à-terre color ocra con le imposte marroni. Il campanello risuonò dentro la casa dell’uomo, stridulo come rondini a primavera, quasi neghittoso. L’uomo si avvicinò al citofono chiedendo chi fosse, avendo già sbirciato dalla finestra dopo aver scostato la tenda e avendo intravisto un ragazzo con la pettorina giallo canarino in sella a un catorcio su due ruote che doveva avere il motore sbiellato, tale era il ringhio che emetteva:

– La morte! C’è posta per lei, una raccomandata, c’è da firmare – Questa fu la risposta che l’uomo ottenne dal citofono. Non era mai stato uno difficile, impostato o che si trincerasse dietro il formalismo delle procedure, ma pensò che sarebbe stato più bello se quella comunicazione gli fosse stata recapitata in un modo un po’ più solenne e non per mezzo di un citofono.

Il tono sanzionatorio e burocratico seppure gentile del ragazzo non fu motivo di turbamento o offesa per l’uomo, sebbene sembrasse intuire l’importanza della notizia che gli veniva recata con quella raccomandata.

Gli venne una sensazione come di vermi in bocca, assetati, sdilinquiti, oppressivi, pensò che dovevano essere le sigarette che aveva fumato a stomaco vuoto quella mattina e che spesso gli lasciavano un sapore di petrolio in bocca che lui poi interpretava da par suo.

Con la voce accartocciata, cercò di darsi un contegno e riuscì a dire solamente:

– Arrivo –

Aprì la porta di casa e si avviò lungo il breve vialetto fino al cancello al quale il ragazzo dello scooter si era appoggiato con in mano la raccomandata da firmare. Non era tanto stupito del fatto che la morte fosse arrivata lì alla sua porta e che affilata e immobile se ne stesse. Quello che non riusciva a spiegarsi e che in qualche modo lo contrariava era che un evento che gli avevano detto essere tanto importante si manifestasse ora in quel modo burocratico e senza un minimo di enfasi. Certo, di contro c’era quel tanto di imprevedibilità e mistero, come nei romanzi gialli, quel fascino dell’imponderabile e del bislacco del quale aveva sempre sentito parlare e che a lui sembrava non essere mai stato destinato. Che questa si parasse di fronte a lui sotto forma di beffa gli parve come l’ennesima delle ingiustizie della sua vita, benché l’ultima. La sua esistenza era trascorsa nella più noiosa e ordinaria quotidianità che aveva finito per contagiare il suo stesso modo di percepire tutte le persone che vi aveva incrociato e che erano venute a contatto con lui a vario titolo. Anche queste erano diventate prevedibili e banali grazie a un meccanismo selettivo che finiva per individuare le ripetizioni, cioè i tratti noiosi.

Arrivò di fronte al ragazzo sullo scooter con il primo pensiero che era rivolto alla paura e gli venne una specie di vertigine. Quello lo guardò brevemente con un tono di rimprovero prima di allungargli il modulo da firmare. Sembrava un commerciante di stoffe che vendeva bazooka sottobanco, aveva degli occhi bianchi un poco fantascientifici e dei riccioli neri e duri come una scultura. Il messaggero conteneva già il messaggio, nello stile si concentrava tutta la sostanza. L’uomo chiese al messaggero di cosa si trattasse anche se aveva già chiaro il tutto. Lo fece più per cercare di dare uno sfondo alla cosa e non certo per prendere del tempo quando sapeva che non ce ne era ormai più.

– Guardi che la notizia è già nel fatto che io sia qui, sono un tramite, non conto niente io, sono quelli che fanno tutto, loro vengono da lontano –

L’uomo si immaginò in una scena di levitazione che non ci fu. Chiese di dargli il tempo di andarsi a vestire, teneva molto all’aspetto esteriore e alla dignità. Quella cosa della vestizione era per lui un recuperare il tempo sulle cose mancate della sua vita, tutto quello che avrebbe potuto fare con le persone che aveva incontrato, piegarlo alle sue esigenze per riportare a casa aspettative, sogni e desideri, ora che tutti erano andati fuori giri e che lui era fuori tempo massimo. Quante volte aveva atteso una chiamata, un messaggio da quella donna, una telefonata a proposito di quel suo gran progetto.

Pensò di indossare il suo completo in tre pezzi color blu oltremare e di unirvi il farfallone giallo, un vezzo che riteneva di potersi concedere. Chissà perché inoltre pensò che il posto dove avrebbe dovuto andare dovesse essere tutto giallo.

– Non si deve preoccupare, della vestizione si occuperanno loro – disse il ragazzo sullo scooter.

Quei “loro” si sarebbero occupati quindi di vestirlo di tutto punto, rassicurarlo forse, guidarlo verso quel posto che sapeva di disinfettante e di verbena e magari vergare la notula con il conto da saldare con un “La ringraziamo per la scortese collaborazione” firmato “Il comitato”.

– Io per ora rimango, faccio parte dell’allestimento, insieme alle comparse, i macchinisti, gli elettricisti, pompieri, trovarobe ecc…ecc… – disse il ragazzo.

L’uomo immaginò l’arrivo di una schiera di uomini eleganti con cravatte color lingua dei quali loro stessi sembravano essere la propaggine e pensò ai cadaveri che si gonfiano, il pallore improvviso sul volto, i liquidi che nel giro di poco tempo si addensano e fuoriescono dagli orifizi.

Cercò di scacciare quei brutti pensieri chiedendo con un gesto della mano al ragazzo il modulo da firmare, cercando di capire dove lo avrebbero portato esattamente, elucubrando dentro di sé pensieri sul suo volto consumato da una vita inopportuna e domande su tutto quello che c’era stato da fare, accorgendosi che era niente.

Firmò e si ricordo che però l’altra volta, all’andata, non firmò niente, qualcosa non tornava in tutta la faccenda o forse allora delegò qualcuno, non ricordava e non aveva nemmeno più il tempo per andare all’ufficio postale a chiedere informazioni, perché il ragazzo sullo scooter intanto lo stava incalzando e sembrava essere diventato impaziente:

– Sarà una sorpresa… mica si ricorda lei da dove viene no? E allora perché vuole sapere dove andiamo? È solo un’inversione del tempo ma la sorpresa rimane, stia tranquillo, si fidi di noi, facciamo le cose per bene, siamo molto richiesti sulla piazza, non abbiamo mai ricevuto lamentele, nessun feedback negativo, il nostro motto è molto di più di un intercetteremo tutti –

– Ma lei ha sempre fatto questo lavoro? – chiese l’uomo.

– Così e così? –

– Come così e così? –

Avvenne tutto come in sincrono: il campanello che suona; la morte al cancello; la raccomandata da firmare; la breve conversazione, gli sgherri che stavano arrivando e ai quali l’uomo avrebbe voluto dire: “Aspettate un attimo, ho dimenticato la chiave della mia astronave”; l’ultimo ricordo della sua vita che sarebbe stato quello della voce di quel giovane ragazzo del call center della sua banca che aveva chiamato il giorno precedente e che alla fine gli chiedeva se il servizio era stato di suo gradimento; il sentirsi sollevato dal non doversi più preoccupare del problema di affrontare le spese secondarie; il viaggio.

Il ragazzo sullo scooter guardò ancora brevemente l’uomo negli occhi, con la precisione di un raggio laser, poi aggiunse:

– La nostra conversazione signore termina qua, non ho altro da aggiungere, si deve preparare – Poi se ne andò e non salutò nemmeno.

Illustrazione di Antimonio

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