Gemelli

Giuseppe Fiore

Grandi progetti tra i fumi – Marta Di Giovanni

Anche io avrei voluto provarci. Alla fine, non doveva essere così difficile.
Solo che avrei voluto capire bene la situazione. Volevo vedere con i miei occhi come si approcciava alla cosa. Quel maledetto Rass.
Dovevo trovare casa sua. Non era una cosa impossibile da fare nel 2019.
Molta gente scrive il proprio indirizzo su instagram.
Però  quel Rass no.
Poi io con le persone non ci sapevo proprio fare. Arrivare a lui non era cosa facile per me. Non sono un tipo che va dalla gente a fare domande. Quella storia mi interessava particolarmente. Era un fenomeno strano, assurdo per certi aspetti.
In pratica, questo Rass, si riprendeva mentre guardava Friends. Fin qui tutto normale, di gente che fa reazioni o robe del genere ne è pieno internet. Ma questo era diverso. Non staccava mai. Erano esattamente tre settimane che la live continuava. Le donazioni arrivavano, le visualizzazioni continuavano a salire e quello non smetteva. Sonnecchiava anche in live.
Decideva, con il pubblico, 2 o 3 episodi in cui poter dormire. Quelli più noiosi. Era geniale, perché così il dibattito non finiva mai. Gente che si scannava. Litigi continui, tra chi difendeva certi momenti epici della serie. Chi li trasformava in enormi buffonate. Chi odiava Ross e tutti gli episodi incentrati su di lui.
Intanto Rass ne traeva profitto. Faceva parlare sul suo profilo e la gente continuava a guardare. A donare. Poi, ogni tanto, invitava qualche prescelto a casa sua e guardavano insieme alcune parti.
3 settimane. 3 fottute settimane, senza una vita. Non usciva, mai. Si era completamente isolato. Aveva scelto di eliminare la sua vita in funzione di quelle live. Io non riuscivo a capire il perché.
Friends è una gran bella serie, ma non così tanto da farci una live lunga 3 settimane. Non esiste una serie che valga questo gioco. Non esiste nulla in realtà.
Lui non sembrava mai stanco. Continuava a commentare tutto. Dialoghi, azioni, vestiti. Qualsiasi cosa. L’aveva già ricominciata una volta e, non so come, aveva sempre qualcosa da dire.
Le persone lo tenevano di sottofondo. Anche qualche mio amico. Non seguivano davvero quello che diceva, però, mentre mangiavano o studiavano, lasciavano scorrere la live.
Luca mi aveva detto che si sentiva meno solo, tenendo la live accesa. A me sembrava una fottuta stronzata, però non potevo contraddirlo. Aveva perso la madre da poco e, se quelle live potevano essere utili, allora non mi sarei certo messo a parlarne male.
Faceva presa su tutti. Quello stralcio di realtà, così quotidiana, che  Rass riusciva a donare, interessava. Ognuno aveva una sua motivazione. Era simpatico. Oppure il silenzio faceva troppa paura.
Stava anche guadagnando, ovviamente. Un bel po’ di soldi. Le donazioni aumentavano sia di numero che di valore. Gente che donava anche 100 euro. Solo per farlo andare avanti. Solo per non rimanere da soli. Come se, qualcuno dietro un telefono, potesse essere davvero di compagnia.
Io avevo l’avevo guardato qualche volta. Solo che mi sentivo stupido a perderci le ore dietro. Mi sembrava di star buttando il mio tempo. Lui era anche simpatico, però non aveva una presa forte su di me. Non trovavo una motivazione valida per non staccare. Non mi faceva sentire meno solo.
Avevo anche pensato di farlo. Di iniziare una live dal nulla e continuarla. Solo che non sarei mai riuscito ad essere come lui. Era una di quelle cose che sembrano stupide. Ma devi pensarle e metterle in atto. Come l’arte contemporanea. Se non navighi nell’oro perché non hai attaccato una banana ad un muro, vuol dire che non ci hai pensato prima.
Dovevo trovare casa sua. Era della mia città, quel Rass. L’avevo anche visto in giro un paio di volte, prima della fama ovviamente. Però non eravamo amici o conoscenti.
Volevo vedere la situazione da fuori. Non attraverso la telecamera, ma da dietro. Sentire l’odore, che, quel soggiorno, doveva emanare. Dopo tre settimane di no stop. Di continuo flusso. Di occhi puntati da ogni dove.
Quel Rass stava entrando nella cultura pop dei ragazzi. Come lo capivo?  Mi bastava guardare instagram, iniziavano già ad apparire meme con la sua faccia, stava succedendo. Dietro i social c’è un enorme bagaglio che, chi li usa, possiede. Certe immagini, certe facce, si ricollegano subito ad altro. Alla base c’è sempre la mente umana e non solo stupidi algoritmi.
Così, un pomeriggio, decisi di farmi coraggio e iniziare le maledette ricerche. Mi serviva una via.
Non sapevo da chi partire, però ricordavo un ragazzo. Un certo Gabbia, uno da cui potevi prendere alcune cose. Lui sicuramente conosceva Rass. Un paio di volte li avevo visti insieme.
Io, Gabbia, non lo conoscevo per nulla bene. Ci avevo parlato un paio di volte per degli affari. Ma nulla di più. Sapevo, però, dove trovarlo.
C’era questo parchetto in cui Gabbia  tirava avanti. Un posto sempre buio, con panchine sporche. Ci andai. Indossava un cappellino di lana, anche se faceva un caldo da deserto.
Come potevo immaginare, non sapeva molto. Quel Gabbia non era davvero amico di nessuno. Aveva parlato con Rass solo per concludere degli affari, anche se, detta così, può sembrare qualcosa di molto eclatante. Mi disse, però, che l’aveva conosciuto tramite Lino, che tutti chiamavano il corvo, perché, si diceva, portasse sfiga.
Proprio quello che non volevo. Una catena di persone. Però non potevo fare altrimenti. Ero preso da questa voglia di celebrità. Vedere come Rass viveva la cosa.
Il corvo stava fumando una rais. In realtà fumava sempre una rais. Non riuscivo a ricordare un momento in cui non perdesse fumo da qualche buco del corpo. Anche a scuola lo vedevo solo nei bagni. E, ovviamente, fumava.
Il corvo era amico di Rass. Anche se io, insieme, non li ricordavo mai.
A quanto pare proprio amici di famiglia. Da quando erano bambini.
Il corvo mi disse che non potevo andare a trovarlo. O almeno non in modo normale. Quello faceva live tutto il giorno e non poteva, di certo, perdere tempo in una conversazione con un ospite.
Mi disse che nemmeno loro, i suoi amici, lo vedevano. Erano 3 settimane che si era chiuso in casa ed  era sparito. Senza dire nulla. Loro, di questa storia, non ne sapevano nulla. Avevano iniziato a capire come tutti gli altri. Nel tempo. Vedendo che non staccava mai.
Il corvo era anche abbastanza incazzato. Diceva che avrebbe potuto dare una mano, ma che Rass era un maledetto egocentrico del cazzo. Voleva la celebrità solo per lui e basta. Nessuno lo chiamava più o robe del genere. Non aveva praticamente più amici.
Io mi chiedevo come diavolo facesse a mangiare, a vivere. Da solo e sempre in live era impossibile anche pensare di cucinare. O fare una spesa. Eppure, bastava accendere instagram, per trovarlo bello sano, dietro lo schermo. Perso in una puntata di friends.
Il corvo mi disse che, secondo lui, aveva bisogno di soldi. Poi la cosa aveva preso piede e ora voleva diventare una celebrità del web.
Era uno a cui piaceva parlare, nonostante il velo di indifferenza verso il mondo che sembrava calato sui suoi occhi. Secondo lui, quel Rass, sarebbe finito presto, non riusciva a stare troppo lontano dalle rais. Ed erano già tre settimane. Sarebbe caduto.
Io speravo di no. Almeno non prima di piombare, in qualche modo, a casa sua.
L’indirizzo l’avevo. Era abbastanza in centro, potevo arrivarci a piedi. Però il corvo diceva che non avrebbe aperto. O ti invitava lui oppure nulla. Iniziai a pensare che non sarei riuscito a vedere nulla.
Il terzo nodo della mia catena doveva essere una ragazza. La fidanzata di Rass. Una bella ragazza, con cui, ovviamente, non avevo mai scambiato nemmeno una parola.
La cosa si faceva dura per me. Questa mi sembrava inarrivabile. Il corvo mi aveva consigliato di parlarci in biblioteca. Per quanto diceva lui, Cristina era una in fissa per lo studio. L’avrei sicuramente trovata lì.
In effetti fu così. Solo che quella, letteralmente, passava tutto il tempo piegata sui libri. Non si staccava mai. Non prendeva nemmeno una pausa, né per un caffè o una fumatina veloce. Sembrava una macchina e disturbarla, mentre era presa dalle sue letture, mi sembrava pericoloso. Però, quel Rass, almeno con lei, doveva pur parlare. Qualche fottuto essere umano doveva portargli del cibo.
Mi buttai, un pomeriggio. Aspettai la chiusura della struttura e la fermai. L’unico momento in cui non era piegata.
Quella mi guardò malissimo. Non sembrava per nulla contenta di parlare di Rass. Mi disse che non si scrivevano da 3 settimane e che non voleva saperne più nulla. Che quello era uno stronzo.
Vaffanculo lui e Friends che, a quanto pare, l’aveva scoperta,  proprio grazie a lei.
Io provai a farle qualche altra domanda, ma quella era isterica. Iniziò ad urlare, in pieno centro, che quello era uno stronzo e che io dovevo sparire. Non voleva sentire un’altra parola su Rass. Psicopatica di merda. Buco nell’acqua.
Era finita. La catena si era interrotta e la cosa non poteva andare avanti. Avevo l’indirizzo, ma non il modo di entrare.
Intanto quello continuava con le live, con le donazioni e le visualizzazioni. Entrava sempre più nel pieno della cultura.
Io scendevo sempre di più nella curiosità, che, piano piano, sconfinava in una leggera malinconia, forse un velo d’invidia. Il non riuscire a vedere quanto succedeva dietro, mi rendeva rabbioso. Avrei voluto sfondare la porta a suon di calci e scoprire la realtà. Perché, ormai, di quello si trattava.
All’inizio ero partito con l’intenzione di assomigliare in qualche modo a lui. Volevo vedere il suo balletto e provare, in qualche modo, ad imitarlo. Aggiungendo qualcosa di mio. Facendo live su una serie diversa. Però, dopo la catena, le cose si erano fatte misteriose. Come diavolo faceva a mangiare? La spesa e tutto il resto.
Avevo iniziato ad essere presente ad ogni sua live. A stare attento ad ogni sua minima azione. Tralasciavo i suoi commenti, le puntate e roba varia. Guardavo solo i suoi movimenti e rimaneva per ore su quel divano. Spariva per qualche secondo e tornava.
Spariva tre o quattro volte in un giorno. E solo per qualche attimo, nemmeno il tempo di fare una pisciata. Finii a guardare le sue live in ogni momento. Avevano preso anche me, in qualche modo. Ero entrato in fissa.
Quel Rass nascondeva qualcosa. Per forza. Forse una specie di ologramma o una figura disegnata. Guardavo attentamente ogni frame per captare qualcosa. Una mossa falsa, un bug. Ma era perfetto. Era sempre una persona in carne ed ossa.
Intanto era arrivato a 4 settimane e mezzo. Praticamente un mese. Aveva iniziato la serie per la terza volta e nessuno sembrava scocciarsi. La chat della sua live era un flusso continuo. Non si fermava mai. Partivano sondaggi di tutti i tipi. Era un inferno quel posto. Gente che bestemmiava, che si mandava a fare in culo. Internet al suo stato perfetto. Senza censura.
Stava ormai battendo ogni limite umano. Era in live da troppo tempo e questo rendeva il tutto ancora più gustoso. Scoprire come diavolo potesse farcela. Come, un essere umano, potesse reggere senza stancarsi mai. C’era un trucco, ormai ne ero certo.
Mi posizionai sotto casa sua. Non avevo idea di cosa cercare. Bastava qualcosa. Intanto, dal telefono, seguivo la maledetta quinta settimana di live.
Rimasi due ore ad aspettare. Seduto su una sedia, con una birra davanti. Passava un sacco di gente, ma nessun segno. Poi successe. Lo vidi.
Quello stronzo di Rass che usciva. Tranquillo. Apriva il portone, controllava la cassetta della posta, si accendeva una rais, usciva, richiudeva e andava via tranquillo. Mentre sul telefono il tutto scorreva. Lui era anche in live. Il trucco c’era. Ufficiale.
Lo aspettai, perché non mi sarei fatto scappare l’occasione di smascherare quella buffonata. Tornò dopo un oretta, con una busta della spesa e un cappuccio. Lo fermai davanti al portone, con il telefono che faceva scorrere la live. Con lui dentro. Che si guardava attraverso il mio schermo.
Mi fece segno di entrare. In qualche modo, ero riuscito a salire quelle maledette scale.
Non mi fece entrare in casa, mi portò fuori, su un balcone.
Si accese una seconda rais.
Rimanemmo in silenzio e non so nemmeno perché. In effetti non avevo nulla da dire, era tutta una mia paranoia mentale, condita con una buona dose d’invidia.
Lui fumava e guardava dritto.
< Lo dirai a qualcuno ? >
< Non lo so >
< Vuoi soldi ? >
< No >
< E che vuoi? >
< Voglio vedere >
< Cosa? >
< Come fai >
< Quello che vedi dal tuo telefono è quello che faccio >
< Intanto ora sei qui e lì >
< Esatto >
< Voglio vedere come fai >
< Una storia lunga >
< Mi interessa >
< Ma tu cosa cazzo vuoi? Perché mi segui? >
< Sapevo che c’era un trucco del cazzo >
< Sei malato >
< Vaffanculo >
< Vieni dentro >
Casa sua era un buco. Però non mi interessava.
Appena entrai, sul divano che ormai da giorni era in diretta, c’era Rass. Ma era anche affianco a me. Li guardai. Erano identici ed entrambi essere umani. Quello sul divano continuava a parlare come se nulla stesse succedendo.
Poi mi accorsi che nel bagno c’era qualcuno. Quando uscì vidi che era Rass. Un altro. Uno sul divano. Uno affianco e me. Uno appena uscito dal bagno. Erano tre. Identici. Quello sul divano mandava avanti lo show.
Il Rass affianco a me mi fece segno di tornare sul balcone. Si accese una terza rais.
< Allora hai capito ? >
< Siete….>
< Gemelli >
< E nessuno sa che hai dei gemelli ? >
< Non lo sapevo neanche io, fino a 5 settimane fa >
Rimasi in silenzio. Non mi aspettavo nulla di tutto questo.
< Ci denuncerai >
< Cosa ? >
< Che è tutta una farsa, non sono davvero in live da cinque settimane >
< Non lo farò >
Mi passò la rais.
< Ero nei casini >
< Che tipo di casini >
< Soldi >
Annuii.
< Poi sono arrivati loro. Non abbiamo perso tempo. Il quotidiano è il futuro >
< In che senso ? >
< La gente prima guardava i film >
Annuii. In silenzio.
< Storie intense. Ora si è rotta le palle, vuole guardare la quotidianità. >
Rimanevo in silenzio. Non capivo bene.
< Vuole guardare gente che guarda i film. Capisci? >
Annuii ancora. Mi sembrava un genio, anche se non riuscivo a decidere davvero. Non riuscivo a giudicarlo in nessun modo. Quello non faceva caso ai miei pensieri. Tirava dritto.
< Vuole guardare gente che passa il tempo su un divano, ore e ore, solo per sentirsi meno inutile. Solo per non essere troppo sola. Solo per avere una chat in cui scrivere con qualcuno che risponde.  >
< Dici? >
< Dico, sì. La gente si sente sempre sola. >
Non aveva tutti i torti, forse. Era una macchina che scorreva. Non si fermava più.
< Io, da qui, andrò via presto, con i miei fratelli >
< Dove? >
< Che ne so. Farò altre sei o sette settimane e poi basta. Sparisco. >
< Bello >
< Già, bello. Me ne vado da qualche parte a girare un film fatto bene >
Era strano. Non credevo sarebbe successo davvero. Però lui ne era convinto.
Rimasi qualche altra ora a guardare. Era divertente vedere come gli scambi non si notassero proprio dal telefono. Sembrava sempre la stessa persona.
Ma erano tre. Tre fottuti Rass.
Me ne andai e non aprì più quelle live. Non so quanto ancora sia durata. So solo che dei gemelli di Rass, a parte me, nessuno ha saputo nulla.

Illustrazione di Marta Di Giovanni

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