Giustizia è fatta! – La galera va abolita

Senza titolo – Chiara Casetta

Si esulta, ci si abbraccia perfino, quando la giustizia arriva a condannare una persona macchiatasi di qualche crimine, più o meno brutale. Sono scene che abbiamo visto accadere nei tribunali, nelle piazze; non sappiamo cosa accada nelle case ma possiamo immaginare che succeda anche lì.
Cosa succede quando un uomo o una donna vengono nominati colpevoli dalla legge, cioè da un potere dello Stato? Succede che si va in galera, per più o meno tempo, in galere migliori o peggiori, dipende dalla geografia e non solo dalla colpa, anzi, quasi mai dalla colpa. A volte si va in galera senza colpa, per errore, e succede molto raramente ma succede. A volte si va in galera senza colpa, per volontà del potere, succede molto più spesso. A volte le galere non si chiamano galere, prendono altri nomi, dentro ci stanno le persone che migrano, per esempio. Nessuno li ha accusati di niente, sono innocent* che stanno dentro.
Ci sono posti dove si va in galera per poco, posti dove devi farla grossa per finire dentro. Ci sono Paesi dove ti dicono che a un certo punto ti fanno fuori, Paesi dove ti dicono che buttano via la chiave perché non esci più, Paesi dove la galera è “dolce”, Paesi dove è durissima. I carcerati e le carcerate spesso si suicidano, in ognuno di questi Paesi.

La vendetta è un sentimento umano, però va nominata tale, non chiamiamola giustizia. Giustizia sarebbe fare in modo che la vittima si senta risarcita, almeno emotivamente. Giustizia è (stavolta è, non sarebbe) provare, con tutti i mezzi che non ledano gli uomini e le donne, a evitare il più possibile che ci siano vittime. Il male esiste, esisteranno carnefici e vittime finché esisterà il mondo. Vendicarsi non porterà a ridurre il dolore.
La galera va abolita.
E allora che si fa con gli stupratori, con gli assassini, con i pazzi omicidi, con i ladri? Si creano le condizioni affinché la maggior parte tra loro non abbia interesse a creare dolore agli altri e alle altre. Si curano i pazzi, con dolcezza, si dà pari possibilità a tutt* e molt* ladr* non avranno nessuna convenienza a rubare. E nei confronti dei casi che capiteranno sicuramente, perché non siamo in un paradiso che non esiste nemmeno nell’idea di dio, si cerca di evitare che creino altra sofferenza, in ultima istanza, se proprio non si può farne a meno, li si priva della libertà, che è una cosa atroce solo a pensarla. E siccome è una cosa atroce, lo si fa nel modo più delicato possibile, li si porta in un posto lontano a riflettere, a vivere diversamente, li si controlla, per un periodo, finché, nel modo più accurato possibile, anche per lui o lei, non si ritiene che possa stare con gli altri senza fare loro del male.

Si pensi al crimine più orribile commesso dalla persona più bieca. Anche quella persona deve stare bene mentre è privata della libertà, perché posto che la giustizia esista, e ho forti dubbi in proposito, questa è la cosa da fare che più si avvicina a una cosa giusta, questo è l’unico investimento emotivo che una società sana può prendere in considerazione. Diversamente, rinchiudere una persona in un posto insalubre, fiaccarla, torturarla nei casi peggiori che non sono rari, significa solo creare altra sofferenza, vendicarsi, trovare pace nella vendetta se si è capaci, perché è molto difficile trovare soddisfazione nella vendetta, la vita non funziona così di solito. Ci si vendica e qualcosa manca ancora, manca sempre. Manca l’equilibrio, manca il risarcimento emotivo, manca un progetto di vita che non si basi sulla coercizione.
La galera va abolita perché non porta vantaggi a nessuno ed è inutilmente crudele. Se proprio delle persone vanno isolate, ed è sicuro che accada, che lo si faccia con il minor grado di sofferenza perché quella sofferenza è inutile e dannosa, come inutile e dannosa è stata la sofferenza che hanno causato quelle stesse persone.

Non sono affatto sicuro che tutt* vadano “riabilitati” (e a far che, poi? Riabilitati alla nostra idea di società? E se non fosse quella giusta? Problemi mi pare che ce ne siano diversi). Alcun* non sono in grado di vivere in una società complessa, altr* non vogliono viverci. Una società ideale vede la partecipazione di tutt*, ma la realtà non è e non sarà una società ideale, nemmeno nei sogni più sfrenati. Isoliamo questa gente, impediamo loro di fare del male a noi e al sistema, ma è già un esercizio estremamente forte del potere, non è necessario rincarare la dose con la punizione fisica e morale.
La chiave, come al solito, è tutta nell’esercizio del potere. Chi ha potere, e uno Stato ha un potere enorme, tende a usarlo. Le regole servono a questo, a usare il potere nei limiti concordati, cioè il meno possibile. Invece non poniamo argini alla brutalità del potere contro chi è in galera. E dal momento che la galera è già un’istituzione del potere al massimo del potere coercitivo, la galera va abolita. Perché è inutile, perché è una vendetta organizzata e conclamata che non ha niente a che vedere con la giustizia, posto che esista.

Fotografia di Chiara Casetta

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