Lo scrittore del lunedì, di mercoledì

Ovvero tutto, ma proprio tutto, Gian Marco Griffi

I grandi autori sono come le uova sode, massimo due alla settimana.

Gian Marco Griffi in versione bootleg, come solo i grandi autori possono permettersi. Ogni mercoledì, fino a esaurimento scorte.

Herman Melville innervosito dagli editori che sostengono che Moby Dick non va bene per i giovani

In questa pagina pubblichiamo anche quella che è senza ombra di dubbio “l’avvelenata” di Griffi, cui non aggiungiamo altro perché si spiega benissimo da solo, Griffi. Da sola, la sua avvelenata.

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INVETTIVA CONTRO ME

(IN QUANTO AUTORE DEL DETESTABILE LIBRO INTITOLATO “PIÙ SEGRETI DEGLI ANGELI SONO I SUICIDI”)

Ovvero da dove arrivano questi racconti che leggerete qui

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I racconti che leggerete in questo spazio di Malgrado le mosche sono stati quasi tutti pubblicati in origine sul libro “Più segreti degli angeli sono i suicidi”, e qui saranno presentati talvolta nella prima stesura, un po’ diversi.
Che cos’è il libro “Più segreti degli angeli sono i suicidi”: è un libro mostruoso, orrendo, balordo, sfiancante, destabilizzante, insomma un libro del cazzo, un libro di merda, un libro che amo e odio con tutto me stesso, benché l’odio ormai si sia pigliato tutto l’amore, un libro che non perdonerò mai per avermi fatto perdere dodici anni di scrittura.
Avrei potuto scrivere qualunque genere di racconto, in dodici anni. Avrei potuto farmi un nome. Avrei potuto diventare un narratore apprezzato, non dico da molti, ma almeno da qualcuno.
Invece no, sono diventato quel che sono, uno scrittore della domenica, ma di lunedì, perché io non lavoro solo di lunedì, quindi scrivo di lunedì. Sono uno scrittore dilettante, uno scrittore della domenica, ma di lunedì. Insomma, sono uno scrittore del lunedì.
E ho buttato nel cesso dodici anni di lunedì di scrittura per costruire un mondo malefico e merdoso, infernale e grottesco, cattivo e nauseante, un mondo che si chiama Sabbione e che non mi ha dato altro che fastidi e grattacapi, sensi di colpa e problemi morali, e alla fine mi ha fatto sentire quasi una persona peggiore.
Dico dodici, ma mi sa che sono anche quindici.
Quindici anni di scrittura gettati alle ortiche per imparare l’esperanto e scrivere cori da tragedia in esperanto, per tradurre cognomi italiani in esperanto. L’esperanto fa cagare! Ziofà.  
Quindici anni per studiare il modo migliore per rendere su carta come parlano i ragazzini un po’ fascisti, come parlano i razzisti, gli stupratori, gli assassini, gli scommettitori, i bastardi di ogni genere. Quindici anni di scrittura passati a pensare a una legge morale ancor prima che civile per cui le persone dovevano ammazzarsi prima di morire. A studiare le forme di divinazione, la lettura delle carte, l’apnogastromanzia e tutta una serie di stronzate simili.
Quindici anni passati a scrivere millecinquecento pagine per sbeffeggiare il male, il dolore, gli stronzi e i fascisti e per prendere un po’ per il culo la letteratura gialla, la letteratura noir, la letteratura distopica, la letteratura. Che invece avrei potuto utilizzare per scrivere qualcosa che potesse interessare alle persone.

“Più segreti degli angeli sono i suicidi” non ha trovato un editore per anni. E benché io li abbia detestati, e ancora un pochino li detesti, dico gli editori, hanno fatto bene!
“Più segreti degli angeli sono i suicidi” è stato pubblicato da un “editore” che mi ha costretto a chiedere l’elemosina alle persone per pubblicarlo.
Quando poi è uscito, con quella copertina bellissima, ho iniziato a detestarlo. Mi dicevano facciamo una presentazione? Dicevo sì, ma prima leggi il libro. Dopo tre giorni mi scrivevano sono a pagina duecento, meglio se la presentazione la fai da un’altra parte, sai com’è.

Insomma, tagliamo corto, “Più segreti degli angeli sono i suicidi” è il libro che mi ha rovinato la vita da narratore, mi ha distrutto, mi ha annichilito; nessuno, dico nessuno, l’ha calcolato, e quelli che l’hanno calcolato l’hanno calcolato male.
Un libro pretenzioso, schifoso, senza speranze, brutto.
I pochi che ne hanno scritto pubblicamente ne hanno scritto bene, non dico no, ma stiamo parlando di quattro persone. In tanti invece, privatamente, me ne hanno scritte di tutti i colori. 
Hanno ragione. È un libro disgustoso. Non puoi neppure fare una citazione a caso senza passare per un pezzo di merda o un mentecatto. Non c’è luce, non c’è bene, è un libro malefico. 
Talvolta è pure ingenuo, mal scritto, non so.
Non ha un fottuto pregio, questo libro di merda.
E mi scuso con quelli che invece hanno creduto in me, con quelli a cui il libro è parso bello, splendido. Mi scuso con voi. Mi scuso. Voi siete liberi di pensare che Più segreti degli angeli sono i suicidi sia un buon libro, è un vostro diritto. Mi commuove sapere che ancora oggi, a distanza di anni, mi arriva il messaggio da qualcuno che ha apprezzato il libro, sono felice, ma gli dico che è un pazzo e un incosciente, e io mi dissocio dalla sua pazzia e della sua incoscienza.

Appena ho potuto, cioè pochi giorni fa, ho rescisso il contratto con l’editore e me lo sono ripreso.
Ho pensato di bruciarlo, simbolicamente. Ho pensato di cancellare tutti i file, e saranno settemila, riferiti a Sabbione. Poi ho pensato che è più giusto punirmi fino alla fine, è giusto espormi al pubblico ludibrio, è giusto che i racconti di Sabbione siano letti e che tutti possano dire le peggio cose al loro riguardo, sia sui contenuti che sul modo di esporli, ovvero sulla scrittura. Che a volte mi sembra così ingenua e insignificante e noiosa che avrei voglia di prendere a pugni quello che l’ha pensata e scritta, che poi sono io, maledetto io, dannato me.

Che “Più segreti degli angeli” sia il mio cilicio, la mia purga, il mio olio di ricino.
Pertanto benedico Malgrado le mosche, che mi dà l’opportunità di rifarmi male, dopo anni, ripubblicando alcuni di questi brani disgustosi, noiosi, inessenziali, inutili, brutti, odiosi, detestabili.
Spero che voi, lettori di Malgrado le mosche, gli riserverete il trattamento che meritano, ovvero il silenzio, il disinteresse, la noncuranza, la totale insignificanza letteraria, loro che volevano essere letteratura. Un contrappasso perfetto.
Che il giorno in cui m’è balenata in mente l’idea originaria di scrivere di questo mondo malefico non sia conteggiato nei calendari, che si cancelli, e infine, che io possa andare affanculo per aver scritto ‘sta roba.

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