Canzoni sperimentate e approvate dall’ortodossia dei genitori dormienti

A una certa bisogna dormire. Queste canzoni sono sperimentate alla Piaget, ovvero su un solo bambino ma per un periodo molto lungo.
Abbiamo assoluto bisogno di dormire di più, non cinque minuti in più, due o tre ore in più, tutti i giorni.
La lista che segue funziona cantando le canzoni, non ascoltandone la versione originale. Un po’ bisogna faticare. Però funzionano.
Alcune sono più indicate per la sera, un paio funzionano meglio di pomeriggio o in tarda mattinata.
Hasta la siesta!

Questa funziona molto bene come prima della lista.
Anche questa è sperimentata per funzionare bene all’inizio. In casi fortunati il bambino può perfino addormentarsi alla prima.
È possibile inventare parole portoghesi a caso. L’essenziale è la musica.
Altra che funziona alla grande come inizio. Crea l’atmosfera, in un certo senso.
Eccezionale per i neonati. O in caso di febbre, fastidi vari.
Come terza o quarta canzonetta, per chiudere. Funziona nella maggior parte dei casi.
È lunga, noiosa e retorica. Va bene per sfinire il bambino che resiste. Va cantata un po’ a cazzo di cane.
Quando gli occhi stanno per chiudersi, questa dà il colpo di grazia. L’inglese corretto è facoltativo.
Se Bob Dylan non funziona, Lou Reed ci dà un’altra mazzata.
È andata male. Si ricomincia. Ci sono le serate così.
La prima di una sequenza di Beatles che di solito stronca e almeno rende più piacevole canticchiare il genitore o la genitrice.
È importante rispettare la sequenza. Ovvero, non prima questa e poi The fool on the hill. La sequenza ha un suo ritmo ingannevole.
Se utile o necessario si può ripetere ad libitum la parte “Jai Guru Deva, Om”.
Qui bisogna cercare di tenere bassi gli alti della canzone o è la fine.
Come sopra, è fondamentale abbassare almeno un tono.
Se neppure i Beatles hanno funzionato perché la serata è sfortunata, questa è un jolly. E ha l’enorme pregio della ricorsività. Sfruttatelo.
Di nuovo, il pregio della ricorsività e una melodia da poter cantare strascinata.
Va rallentata un attimo ma è più che ricorsiva, è “a fisarmonica”, si possono allungare le strofe a dismisura con un po’ di inglese a cazzo di cane.
Con questa ritroviamo la calma e l’amore filiale.
Qui è quando cerchiamo di comunicare al bambino che, in effetti, abbiamo ritrovato la calma, anche se non si direbbe.
Trucco! Il messaggio è: non vuoi dormire, non importa. Stiamo svegli, cantiamo.
E invece il ritmo della canzone è infame e si può rallentare a piacimento.
Ci vuole pure cinismo.
Va usata bene, perché è un’arma a doppio taglio. Il rischio è che il bambino apra gli occhi e domandi con lo sguardo: me volevi frega’?
Si ricorre infine ai classici.

Esaurita questa sequenza di canzonette è indispensabile chiamare l’altro genitore, un vicino di casa, i pompieri. A tutto c’è un limite.

Funziona benissimo di pomeriggio. Non so perché ma di pomeriggio è infallibile.
Occhio! Porta una sfiga allucinante. Febbre assicurata il giorno dopo. Da non cantare mai.

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