Come si chiamano gli oggetti che le civiltà più antiche usavano per proteggersi dagli spiriti dei morti?

di Antonia Caruso

Intravisto il baluginio di luci intermittenti da sotto la porta Luigina si era incuriosita. Sperava negli alieni. Era invece un albero di natale ed era aprile quasi maggio.
Luigina aveva aperto la porta aspettandosi gli alieni. Non per farsi portare proprio via ma almeno quella roba due parole con la forza della mente, un qualche dolcetto di buona fattura magari, un giro sugli anelli di saturno, poi giove, lo spazio infinito, le galassie perdutoinfinite poi di nuovo gli anelli, poi casa a letto.
Luigina, sono tuo nonno, aveva detto l’albero. Sotto il naso le aveva messo tutta una serie di fotografie di natali passati con l’albero.
Vedi? C’ero sempre tutti i natali. Tutti.
Qua è quando ti hanno regalato il treno che sbuffa polvere di sapone, qua è quando ti hanno regalato la cucina dei miracoli, quest’anno invece eri ammalata e ti hanno regalato l’aerosol. Ti piace l’aerosol?
No, aveva risposto Luigina un po’ imbronciata. A ogni foto annuiva e si rendeva conto che l’albero nonno poteva sì dire il vero.
Ma nonno cosa ci tieni nelle palline? Aveva chiesto Luigina.
Ci tengo le anime di tutti i parenti morti.
Ma perché?
Mi fanno compagnia.
E se si rompono?
E se si rompono sono cazzi.
Ma gli vuoi bene a loro che te li porti dietro?
No, mi hanno fatto penare. Però meglio averli vicini che in giro come farfalline della farina.
Ma le farfalline della frutta sono carine.
Loro no.
Ma perché sei un albero di natale? Fa caldo.
Seppur la conversazione fosse in toni dimessi, Luigina ogni tanto raggiungeva qualche acuto che aveva svegliato Carmenella, la madre di Luigina.
Carmenella, sono papà.
Papà, non credo che tu debba stare qua.
Ma volevo fare visita a Luigina.
Tu volevi fare qualche fregatura come al solito. Tu non appartieni a questa casa. Al massimo puoi stare al negozio di natale e mò è chiuso.
Ma come fa a rientrare? dice Luigina lamentandosi quel giusto.
Sei un albero di natale più finto di tutti gli elfi di natale. Te ne devi andare. Non te lo do il fertilizzante. Sei finto. Non appartieni più a questa casa. Vattene tu e le palline che hai addosso, aveva gridato Carmenella e con uno spintone aveva tirato giù l’albero. Alcune palline si erano frantumate a terra ed erano uscite davvero alcune anime dei parenti. Una sembrava zoppa.
Possiamo rimanere a cena? aveva sibilato una di queste anime.
No! aveva gridato Carmenella non sapendo dove guardare. Nel complesso erano volate via, serene quasi.
E ora sono cazzi? aveva chiesto Luigina.
Luigina tu torna a dormire aveva risposto Carmenella.
Luigina se ne era così tornata a letto con una pallina di natale ancora intatta e con la sensazione che gli alieni non l’avrebbero mai portata in giro.

La fotografia è di Julio Armenante.

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